lunedì 23 marzo 2020

"NON SARA' LASCIATA QUI PIETRA SU PIETRA" Mc 13, 1 - 2


 

2 commenti:

  1. MARCO 13 ,1-2
    1 Mentre usciva dal tempio, un discepolo gli disse: «Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!».
    2 Gesù gli rispose: «Vedi queste grandi costruzioni?
    Non rimarrà qui pietra su pietra, che non sia distrutta».

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  2. FAUSTI - MARCO 13,1-2
    “NON SARA' LASCIATA QUI PIETRA SU PIETRA” , dice Gesù del tempio, la cui stabilità, bellezza, grandezza , suscitano l'ammirazione di chiunque lo veda.
    La fine del tempio significa la fine del mondo, figura della Morte e Resurrezione di Gesù.
    Il Vangelo non soddisfa la nostra curiosità sul futuro. Non vuole alimentare la nostra ansia , ma vincerla con la fiducia.
    Con la Croce è già avvenuta la fine del mondo vecchio e il principio di quello nuovo.
    Ciò che è avvenuto al Signore, è quanto avviene e avverrà a ciascuno di noi e a tutta la storia.
    Alla luce della storia di Gesù , questo capitolo vuole farci leggere il nostro presente per viverlo con responsabilità e determinare così il nostro futuro.
    Il discorso escatologico, molto unitario, parla del “compimento finale “ che sfocia nella venuta del Figlio dell'Uomo nella Sua Gloria . Ciò deve essere letto a tre livelli : uno passato, uno presente e uno futuro.
    Quello passato ci serve per leggere con fede il presente, e quello futuro per viverlo con speranza.
    Ciò che conta è il presente, come luogo della fedeltà al Signore.
    Questo discorso, più che dirci le ultime cose che avverranno, ci svela il senso ultimo delle cose che avvengono.
    Gran parte di esso parla di guerre, di carestie e terremoti.
    Non sono che gli ingredienti della nostra storia posta sotto il segno del peccato.
    E' qui che viviamo la sua stessa Pasqua! I rantoli del mondo che agonizza, sono anche le doglie del parto del nuovo mondo che nasce.
    Le parole che qui Gesù dice si sono avverate alla Sua epoca e si avverano in ogni epoca.
    Infatti la storia del Figlio dell'uomo rivela il mistero dell'uomo e del cosmo : in Lui è il destino di tutto e di tutti (14).
    Nella prima comunità era molto vivo il desiderio del Suo ritorno glorioso.
    E' l'anelito di ogni credente, come è il gemito di tutta la creazione (Rom 8,22).
    Forse oggi non attendiamo più nulla, il nostro mondo si è addirittura dimenticato di avere un futuro – e quale!
    Questo vuoto angosciante di memoria e di speranza è causa di un proliferare di tante sette che parlano della fine del mondo, con date e scadenze puntualmente smentite.
    Infatti l'uomo senza futuro non può vivere, è già morto.

    Bisogna riprendere in tutto il suo vigore il discorso escatologico di Gesù, per ridare alla nostra vita asfittica il respiro della speranza.
    Altrimenti ci si inventa speranze fasulle. Senza meta non si cammina.
    La fine del tempio, presagio della fine di tutto, è iscritta nella finitezza di tutto ciò che esiste all'infuori di Dio; il modo tragico in cui tutto finisce è conseguenza del nostro peccato.
    Gesù Crocifisso dà al tutto un significato positivo, nuovo per noi, ma da sempre nascosto in Dio.


    Gesù è il Tempio distrutto e Riedificato in tre giorni.

    Il discepolo sa che c'è una fine la morte.
    Ma sa anche che c'è un fine : la risurrezione.
    Questo illumina tutto del suo vero senso, infondendo una fiducia costruttiva.
    A differenza di chi ha ideologie positive o negative, egli né si illude, né di delude.
    Gli altri sono ottimisti o pessimisti, lui è realista, perchè ha la speranza.

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