Marco 14:17-21 17 Quando fu sera, giunse Gesù con i dodici. 18 Mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: «In verità io vi dico che uno di voi, che mangia con me, mi tradirà». 19 Essi cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l'altro: «Sono forse io?» 20 Egli disse loro: «È uno dei dodici, che intinge con me nel piatto. 21 Certo il Figlio dell'uomo se ne va, com'è scritto di lui, ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo è tradito! Meglio sarebbe per quell'uomo se non fosse mai nato!»
MARCO 14, 17 - 21 FAUSTI - “Uno di voi mi consegnerà”, dice Gesù l'ultima sera che passa con i suoi. Poi viene la notte. Siccome per gli Ebrei il tramonto del sole segna il cambio di data, siamo all'inizio di venerdì, Suo sesto giorno a Gerusalemme. In Genesi in questo giorno Dio creò l'uomo, che subito si allontanò da Lui. Da allora cominciò a cercarlo, percorrendo ogni lontananza per raggiungerlo. La Croce, ormai imminente, sarà il punto più lontano, oltre il quale non potrà fuggire. Lì finalmente lo incontrerà. E' il momento più importante della creazione, in cui Dio corona il Suo desiderio di abbracciare l'uomo. Marco scandisce ogni ora in questo giorno, che inizia col tramonto e si prolunga nelle veglie notturne, culmina nell'oscurarsi del sole meridiano e termina con la deposizione vespertina nel sepolcro. E' un 'unica notte, giorno di tenebra, in cui il Signore entra in tutte le nostre notti. Le molte notti dell'uomo. Poi il racconto è concerto, lotta tra la passione infinita di Dio per l'uomo e indifferenza mortale di costui nel Suoi confronti. La narrazione precede in un alternarsi di luce e ombre : la Luce del mondo si perde in tutte le nostre notti e le illumina della Sua presenza. Il Signore della vita si offre come Cibo e bevanda a noi che Lo uccidiamo. Davanti a Lui che si dona, si evidenzia il nostro peccato. Se io non sono dalla parte di Gesù e della donna di Betania, sono tra coloro che Lo vendono, lo comprano, Lo consegnano, lo prendono e Lo uccidono. Se non sono nell'economia dell'amore, sono in quella dell'egoismo e della morte. Se non vivo il dono che ricevo donando a mia volta, sono chiuso all'interno del mio io, nemico di me, degli altri e di Dio. Nell'ultima cena, davanti all'Amore di Gesù che dona Se Stesso, la nostra cecità si fa evidente, : siamo diversi da Lui, immersi nella tenebra più profonda. Marco non dice il nome di Giuda né parla del suo suicidio. Vuole farne il prototipo del discepolo, ha il nome di ciascuno di noi. Il suo suicidio, tentativo estremo di autogiustificazione, è l'ultimo frutto del primo peccato, quello .di Adamo. Gesù, morendo per lui, glielo rivela. Gesù lo annuncia in anticipo, perché sappiamo che il Suo Amore, libero e sovrano, si riversa su di noi gratuitamente, non per i nostri meriti, ma prevedendo i nostri demeriti. Noi invece vorremmo sempre un amore meritato, senza accorgerci che, se meritato, non è amore, ma debito, non dono. La nostra miseria è il recipiente della Sua Misericordia. Il nostro peccato è la nostra parte di Vangelo. L'altra è il Suo perdono, che fa della nostra perdizione il luogo della Salvezza. Punto d'arrivo del Vangelo è capire che il Signore mi ha amato e si è consegnato “per me” (Gal 2,20).
Marco 14:17-21
RispondiElimina17 Quando fu sera, giunse Gesù con i dodici. 18 Mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: «In verità io vi dico che uno di voi, che mangia con me, mi tradirà». 19 Essi cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l'altro: «Sono forse io?» 20 Egli disse loro: «È uno dei dodici, che intinge con me nel piatto. 21 Certo il Figlio dell'uomo se ne va, com'è scritto di lui, ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo è tradito! Meglio sarebbe per quell'uomo se non fosse mai nato!»
MARCO 14, 17 - 21
RispondiEliminaFAUSTI - “Uno di voi mi consegnerà”, dice Gesù l'ultima sera che passa con i suoi. Poi viene la notte.
Siccome per gli Ebrei il tramonto del sole segna il cambio di data, siamo all'inizio di venerdì,
Suo sesto giorno a Gerusalemme.
In Genesi in questo giorno Dio creò l'uomo, che subito si allontanò da Lui.
Da allora cominciò a cercarlo, percorrendo ogni lontananza per raggiungerlo.
La Croce, ormai imminente, sarà il punto più lontano, oltre il quale non potrà fuggire.
Lì finalmente lo incontrerà.
E' il momento più importante della creazione, in cui Dio corona il Suo desiderio di abbracciare l'uomo.
Marco scandisce ogni ora in questo giorno, che inizia col tramonto e si prolunga nelle veglie notturne, culmina nell'oscurarsi del sole meridiano e termina con la deposizione vespertina nel sepolcro.
E' un 'unica notte, giorno di tenebra, in cui il Signore entra in tutte le nostre notti. Le molte notti dell'uomo.
Poi il racconto è concerto, lotta tra la passione infinita di Dio per l'uomo e indifferenza mortale di costui nel Suoi confronti.
La narrazione precede in un alternarsi di luce e ombre : la Luce del mondo si perde in tutte le nostre notti e le illumina della Sua presenza.
Il Signore della vita si offre come Cibo e bevanda a noi che Lo uccidiamo.
Davanti a Lui che si dona, si evidenzia il nostro peccato. Se io non sono dalla parte di Gesù e della donna di Betania, sono tra coloro che Lo vendono, lo comprano, Lo consegnano, lo prendono e Lo uccidono. Se non sono nell'economia dell'amore, sono in quella dell'egoismo e della morte.
Se non vivo il dono che ricevo donando a mia volta, sono chiuso all'interno del mio io, nemico di me, degli altri e di Dio.
Nell'ultima cena, davanti all'Amore di Gesù che dona Se Stesso, la nostra cecità si fa evidente, : siamo diversi da Lui, immersi nella tenebra più profonda.
Marco non dice il nome di Giuda né parla del suo suicidio. Vuole farne il prototipo del discepolo, ha il nome di ciascuno di noi.
Il suo suicidio, tentativo estremo di autogiustificazione, è l'ultimo frutto del primo peccato, quello .di Adamo. Gesù, morendo per lui, glielo rivela.
Gesù lo annuncia in anticipo, perché sappiamo che il Suo Amore, libero e sovrano, si riversa su di noi gratuitamente, non per i nostri meriti, ma prevedendo i nostri demeriti.
Noi invece vorremmo sempre un amore meritato, senza accorgerci che, se meritato, non è amore, ma debito, non dono.
La nostra miseria è il recipiente della Sua Misericordia. Il nostro peccato è la nostra parte di Vangelo. L'altra è il Suo perdono, che fa della nostra perdizione il luogo della Salvezza.
Punto d'arrivo del Vangelo è capire che il Signore mi ha amato e si è consegnato “per me” (Gal 2,20).