giovedì 26 marzo 2020

"LO DICO A TUTTI : VEGLIATE" Mc 13,33-37


 

4 commenti:

  1. MARCO 13,33 State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso. 34 È come uno che è partito per un viaggio dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vigilare. 35 Vigilate dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, 36 perché non giunga all'improvviso, trovandovi addormentati. 37 Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!».

    RispondiElimina
  2. FAUSTI
    “Lo dico a tutti : Vegliate!” Così Gesù conclude il Suo ultimo discorso.
    Il Cristianesimo non è oppio che ci anestetizza davanti alla durezza della realtà. Ci esorta a non fare come lo struzzo, ma come la saggia civetta. Essa tiene gli occhi aperti per scrutare nella notte ciò che c'è, ed è nascosto ai più fino a che non viene il sole. Stare svegli è necessario ma non basta.
    Il Signore, quando è salito al cielo, ci ha dato lo stesso Suo potere. Egli ci ha battezzati nel Suo Spirito perché possiamo ogni giorno vivere come
    LUI HA VISSUTO.
    Siamo quindi responsabili di fare e dire quanto Lui ha fatto e detto, fino al Suo ritorno.
    La vigilanza costante quindi è riempita da una fedeltà operosa.
    La storia è un cammino verso di Lui, verso il quale tendiamo. Il Suo venire a noi è ormai il nostro andare a Lui con i nostri piedi di Suoi fratelli.
    La vigilanza è l'occhio del cuore aperto sul Signore per vederlo quando Lui viene in ogni presente. Il Signore è già arrivato alla meta. La Sua assenza è ormai la distanza che a noi tocca colmare , percorrendo il Suo Cammino, fino a quando saremo sempre con Lui.
    Il discepolo deve guardarsi dal fanatismo e dall'agitazione, e mettere a disposizione dei fratelli il suo dono dello Spirito.
    Al discernimento e alla speranza si aggiunge la vigilanza e la carità operosa, armatura del Figlio che ci fa vivere da figli e fratelli ogni presente.
    Diversamente è sempre notte.

    RispondiElimina
  3. GESUITI - Il mondo tiene gli occhi chiusi: vive nelle tenebre e dorme. Noi teniamo gli occhi aperti e abbiamo molto da fare. Il Signore ci ha dato tutto il suo potere: nella notte del mondo siamo responsabili di vivere da figli della luce, amando come lui ha amato.
    “ Ora dal fico imparate la parabola: quando già il suo ramo si fa tenero e germina le foglie, sapete che è vicina l’estate. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sapete che è vicino, alle porte. Amen, vi dico: Non passerà questa generazione finché non avvengano tutte queste cose. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno affatto. Ma circa quel giorno e l’ora, nessuno sa, né gli angeli nel cielo, né il Figlio, se non il Padre.
    Salmo 34 (33),Ecco allora, c'è un guardare, c'è un gustare, c'è un vedere, c'è un non mancare di nulla!.
    Allora, l'invito a questa contemplazione del Signore, a scorgerlo presente sempre, a non attendere chissà quali situazioni, chissà quali eventi, ma scorgerlo presente nella ordinarietà della nostra vita; forse, è questo lo straordinario del Signore: che è presente in quella che è la nostra vita, e per quello che è.
    Abbiamo visto che i discepoli ammiravano il tempio, mentre Gesù aveva fatto notare quella vedova; loro guardavano il grande tempio e Gesù risponde Non resterà pietra su pietra.
    Quindi, i discepoli han capito che il tempio è distrutto e se si distrugge il tempio è finita la storia, che il tempio è la presenza di Dio quindi è la fine del mondo, e allora gli hanno chiesto:
    Quando avverrà? Ecco, noi diciamo quand'è che avviene? Quand'è che si muore? E quali sono i segni? E allora, vediamo che Gesù ha detto quando accadono certe cose, e son quelle cose che accadono ogni giorno.
    Ogni giorno è finito il mondo, è finito un certo tipo di mondo, oppure continua a vivere un mondo morto, e ogni giorno siamo chiamati a vivere in modo diverso in questo mondo.Vincete il male col bene, quindi nasciamo come discepoli.
    In questi tempi bui e tempestosi vediamo di che tessuto è la storia e riusciamo a orientarci. E il fine della storia – abbiamo visto – è l'incontro col Figlio dell'uomo, è la rivelazione della gloria grande, della potenza grande di Dio; cioè, è il mondo nuovo che già è avvenuto sulla croce.
    . In questi capitoli – che precedono i racconti della Passione di Gesù – siamo chiamati a diventare discepoli, continuamente
    Il Figlio dell'uomo che viene sulle nubi, Lo vediamo nella misura in cui sappiamo aprire gli occhi sulla realtà, adesso per esempio a guardar fuori e a imparare, anche dal fico.
    Ricordate che Gesù è appena entrato a Gerusalemme con l'asino, il secondo giorno ha fame, vede un fico con tante foglie, dice: adesso vado a mangiare un frutto. Poi non trova nessun frutto – e sottolinea l'evangelista, non era la stagione dei frutti – e lo maledice.
    È il più bel miracolo di Gesù perché poi, dopo, entra nel tempio, dove invece di trovare il frutto dell'amore del Padre e dei fratelli trova la spelonca di ladri dove s'imbroglia il Padre e i fratelli.
    E il tempio è simbolo del fico. Il fico è una pianta domestica che porta sempre frutto, addirittura non fa le foglie; i veri fichi fanno prima i fiori – che sarebbero già frutti – poi le foglie, e poi continua a fare frutti in continuità fino a estate inoltrata, e anche poi dopo in autunno trovi sempre un fico sull'albero di fichi, e anche d'inverno c'è sempre almeno un fico secco!
    Vuol dire che, in qualunque stagione, siamo chiamati ad amare Dio e il prossimo, se no, siamo morti
    Tenete presente che, il giorno dopo, ci sarà un albero dove sarà appeso Gesù.

    RispondiElimina
  4. E l'albero, è anche immagine dell'uomo perché è radicato per terra, si eleva al cielo, vive di terra, acqua, aria e luce
    Cioè, l'albero è un po' la metafora dell'uomo anche perché nasce, cresce, fiorisce, dà frutti, muore, risorge; quindi, è anche un segno di vita che continua, costantemente, e sarà il segno della croce. Ecco, saper guardare la realtà, in questo caso, significa saperla guardare con gli occhi di chi, in questa realtà, sa scorgere questi segni di vita; possono essere anche piccoli, dei germogli, però è importante perché contengono la vita....
    Questo sguardo di Gesù sulla realtà, che è molto attento, non va di fretta sulle cose Quand'è che viene Dio nella sua potenza?
    Il Figlio dell'uomo che viene sulle nubi, è quello che sta alla porta, non è quello che esprime chissà quale lontananza ma un'estrema vicinanza. È lì, è lì da sempre, attende solamente che si apra gli occhi per vederlo è il povero Lazzaro che sta alla porta del ricco, è sempre lì alla porta; la questione è che il ricco non riesce ancora ad aprire gli occhi su quel fratello.
    Quando mai ti ho visto?
    Il libro dell'Apocalisse 3, 20 dirà Sto alla porta e busso. Allora, la questione non è: chissà dov'è Dio? Quando c'è l'uomo che è alla nostra porta, lì c'è; la questione è se apro gli occhi e lo faccio entrare, allora lì lo conosco, lo accolgo, entro in questa relazione con lui. E allora, anche nelle realtà che apparentemente sono negative, è presente questo Signore
    Sì, sembra che, appunto, lo sguardo del Signore riesce a farci cogliere dove è presente la vita.
    Uno diventa come è guardato, poi si guarda così, e diventa così.
    . Se noi vediamo realmente Dio e realmente tutto in tutti, anche nella persona più maledetta del mondo, perché s'è fatto maledizione è peccato, aspetta chi lo riconosca e questo riscatta l'altro con il suo sguardo buono e riscatta se stesso come figlio, cioè nasce come Figlio dell'uomo. Ed è presente appunto in questa realtà, quando vedrete accadere queste cose, cioè non c'è bisogno di attendere chissà quali cose, quasi sempre come una fuga da questa realtà, ma è possibile scorgere questo Signore che è vicino, alle porte.
    Che Lui s'è fatto vicino, alla porta di qualunque persona, di qualunque maledetto, di qualunque abbandonato da Dio – Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? – è vicino a chiunque. Aspetta che noi lo vediamo, e lo riconosciamo, e lo adoriamo. Allora, viviamo la vita nuova noi, e vediamo la gloria di Dio e il suo amore, e irradiamo la stessa gloria, lo stesso amore verso gli altri; È uno sguardo di fede e di fiducia. Questo Signore è presente
    Io sono chiamato a convertirmi, allora capisco che il tempo che mi è dato, è questo; cambia il modo di vedere la realtà, senza inventare le cose, ma dando credito, dando fiducia a quel bene, tanto o poco che c'è. Io penso che una delle grandi tentazioni sia quella di non porre l'attenzione su questo, di negare i germogli. Anche, per esempio, nell'educazione dei figli, è la fiducia che ponete in loro, è l'amore che ponete il loro, che li rende fiduciosi in sé e capaci di volersi bene, e di voler bene.
    . È quello sguardo benevolo su di sé e sugli altri, ci viene comunicato dagli altri, da chi ci vuol bene; per questo abbiamo bisogno tutti di aiutarci
    Gesù quando incontra le persone, che cosa vede ?Un Gesù che incontra Levi, che cosa vede? Vede quei germogli che gli altri non vedono ancora, ma c'è uno sguardo che, dando fiducia a quello, fa nascere la persona, fa rinascere la persona. Allora, c'è uno sguardo che dà vita, c'è uno sguardo che fa nascere, c'è uno sguardo che regala un futuro, questo è lo sguardo di Gesù sulle persone: vede questa possibilità, dona questa possibilità, e la persona nasce come se non avesse aspettato altro. Queste cose che abbiamo visto, sono queste, sono lì, è lì che siamo chiamati a vivere la novità dell'amore e a nascere uomini nuovi.

    RispondiElimina

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.