venerdì 31 gennaio 2020

"GESU' DICEVA..." Mc 4, 26-34




5 commenti:

  1. Antifona
    Cantate al Signore un canto nuovo,
    cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
    Maestà e onore sono davanti a lui,
    forza e splendore nel suo santuario. (Sal 95,1.6)

    Colletta
    Dio onnipotente ed eterno,
    guida le nostre azioni secondo la tua volontà,
    perché nel nome del tuo diletto Figlio
    portiamo frutti generosi di opere buone.
    Per il nostro Signore Gesù Cristo.

    Prima Lettura
    Mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Urìa l'Ittita.
    Dal secondo libro di Samuèle
    2Sam 11,1-4a.5-10a.13-17

    All’inizio dell’anno successivo, al tempo in cui i re sono soliti andare in guerra, Davide mandò Ioab con i suoi servitori e con tutto Israele a compiere devastazioni contro gli Ammoniti; posero l’assedio a Rabbà, mentre Davide rimaneva a Gerusalemme.
    Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella d’aspetto. Davide mandò a informarsi sulla donna. Gli fu detto: «È Betsabea, figlia di Eliàm, moglie di Urìa l’Ittita». Allora Davide mandò messaggeri a prenderla.
    La donna concepì e mandò ad annunciare a Davide: «Sono incinta». Allora Davide mandò a dire a Ioab: «Mandami Urìa l’Ittita». Ioab mandò Urìa da Davide. Arrivato Urìa, Davide gli chiese come stessero Ioab e la truppa e come andasse la guerra. Poi Davide disse a Urìa: «Scendi a casa tua e làvati i piedi». Urìa uscì dalla reggia e gli fu mandata dietro una porzione delle vivande del re. Ma Urìa dormì alla porta della reggia con tutti i servi del suo signore e non scese a casa sua. La cosa fu riferita a Davide: «Urìa non è sceso a casa sua».
    Davide lo invitò a mangiare e a bere con sé e lo fece ubriacare; la sera Urìa uscì per andarsene a dormire sul suo giaciglio con i servi del suo signore e non scese a casa sua.
    La mattina dopo Davide scrisse una lettera a Ioab e gliela mandò per mano di Urìa. Nella lettera aveva scritto così: «Ponete Urìa sul fronte della battaglia più dura; poi ritiratevi da lui perché resti colpito e muoia». Allora Ioab, che assediava la città, pose Urìa nel luogo dove sapeva che c’erano uomini valorosi. Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono Ioab; caddero parecchi della truppa e dei servi di Davide e perì anche Urìa l’Ittita.

    Parola di Dio.

    Salmo Responsoriale
    Dal Sal 50 (51)

    R. Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

    Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
    nella tua grande misericordia
    cancella la mia iniquità.
    Lavami tutto dalla mia colpa,
    dal mio peccato rendimi puro. R.

    Sì, le mie iniquità io le riconosco,
    il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
    Contro di te, contro te solo ho peccato,
    quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto. R.

    Così sei giusto nella tua sentenza,
    sei retto nel tuo giudizio.
    Ecco, nella colpa io sono nato,
    nel peccato mi ha concepito mia madre. R.

    Fammi sentire gioia e letizia:
    esulteranno le ossa che hai spezzato.
    Distogli lo sguardo dai miei peccati,
    cancella tutte le mie colpe. R.

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    Risposte
    1. Acclamazione al Vangelo
      Alleluia, alleluia.

      Ti rendo lode, Padre,
      Signore del cielo e della terra,
      perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno. (Cf. Mt 11,25)

      Alleluia.

      Vangelo
      L’uomo getta il seme e dorme; il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa.
      Dal Vangelo secondo Marco
      Mc 4,26-34

      In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
      Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
      Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

      Parola del Signore.

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  2. Le Parole dei Papi
    Attraverso immagini tratte dal mondo dell’agricoltura, il Signore presenta il mistero della Parola e del Regno di Dio, e indica le ragioni della nostra speranza e del nostro impegno.(…) L’immagine del seme è particolarmente cara a Gesù, perché esprime bene il mistero del Regno di Dio. Nelle due parabole di oggi esso rappresenta una «crescita» e un «contrasto»: la crescita che avviene grazie a un dinamismo insito nel seme stesso e il contrasto che esiste tra la piccolezza del seme e la grandezza di ciò che produce. Il messaggio è chiaro: il Regno di Dio, anche se esige la nostra collaborazione, è innanzitutto dono del Signore, grazia che precede l’uomo e le sue opere. La nostra piccola forza, apparentemente impotente dinanzi ai problemi del mondo, se immessa in quella di Dio non teme ostacoli, perché certa è la vittoria del Signore. È il miracolo dell’amore di Dio, che fa germogliare e fa crescere ogni seme di bene sparso sulla terra. E l’esperienza di questo miracolo d’amore ci fa essere ottimisti, nonostante le difficoltà, le sofferenze e il male che incontriamo. Il seme germoglia e cresce, perché lo fa crescere l’amore di Dio.
    (Benedetto XVI - Angelus, 17 giugno 2012)
    Possiamo essere fiduciosi, perché la Parola di Dio è parola creatrice, destinata a diventare «il chicco pieno nella spiga» (v. 28). Questa Parola, se viene accolta, porta certamente i suoi frutti, perché Dio stesso la fa germogliare e maturare attraverso vie che non sempre possiamo verificare e in un modo che noi non sappiamo ( v. 27). Tutto ciò ci fa capire che è sempre Dio, è sempre Dio a far crescere il suo Regno - per questo preghiamo tanto che “venga il tuo Regno” - è Lui che lo fa crescere, l’uomo è suo umile collaboratore, che contempla e gioisce dell’azione creatrice divina e ne attende con pazienza i frutti. ( Francesco ANGELUS , 14 giugno 2015)
    Gesù oggi paragona il Regno di Dio, cioè la sua presenza che abita il cuore delle cose e del mondo, al granello di senape, cioè al seme più piccolo che ci sia: è piccolissimo. Eppure, gettato in terra, esso cresce fino a diventare l’albero più grande ( Mc 4,31-32). Così fa Dio. A volte, il frastuono del mondo, insieme alle tante attività che riempiono le nostre giornate, ci impediscono di fermarci e di scorgere in quale modo il Signore conduce la storia. Eppure – assicura il Vangelo – Dio è all’opera, al modo di un piccolo seme buono, che silenziosamente e lentamente germoglia. […] Il bene – ricordiamolo – cresce sempre in modo umile, in modo nascosto, spesso invisibile.
    ( Francesco Angelus, 13 giugno 2021)

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  3. FAUSTI - “E dorma o vegli, e di notte e di giorno, il seme germoglia e cresce” Non è l'azione dell'uomo che produce il Regno, ma la potenza stessa di Dio, nascosta nel seme. Tante nostre ansie per il bene non solo sono inutili, ma dannose. Come il male ha in sé la propria morte e si uccide, così il bene ha in sé la propria vita e cresce da sé, in modo inarrestabile.
    In queste Parole Gesù evidenzia il contrasto tra l'inattività nostra e l'azione di Dio. Ma è solo apparente , perché Egli agisce proprio dove noi sappiamo di non potere e attendiamo tranquilli con fiducia. L'efficacia evangelica è l'opposto dell'efficienza mondana.
    A Gesù dicono che bisogna darsi da fare prima che sia troppo tardi . È ora di agire con urgenza e determinazione – come gli zeloti – perché non venga perduto il frutto delle Sue fatiche.
    Ma Lui risponde che , a tirar l'erba, non cresce. Solo si strappa. La vita ha il suo ritmo , che non puoi impunemente affrettare. Una volta gettato, il seme cresce da sé, con la calma di un fiume che va al mare. Il Regno di Dio è di Dio.
    La nostra salvezza sta nel volgerci a Dio ; la nostra forza nell'abbandono confidente
    in Lui (Is 30,5). Chi ci salva è Lui, il Signore unico di tutti e di tutto.
    Il credente lo sa e sta tranquillo. L'empio invece è come un “mare agitato che non può calmarsi e le cui acque portan su melma e fango” (Is 57, 20).
    Tutte le nostre inquietudini nel bene vengono non da Dio, ma dal nemico . Sono segno di sfiducia e causa di perdizione.
    Un contadino stava seduto ai bordi di un vasto campo pulito, senza un filo d'erba. Mandò altrove i bambini che volevano giocare a palla , fece deviare un viandante che lo stava calpestando per andare diritto alla sua meta , mandò via un prete che glielo chiedeva per costruire le opere parrocchiali. In quel campo c'era niente, ma il contadino lo contemplava già biondeggiante di messe. Non era un illuso . L'apparenza dava ragione agli inesperti , la realtà invece a lui, che aveva seminato e che sapeva che il seme non delude. Chi non ha la sapiente pazienza del contadino, distrugge con due mani ciò che fa con una.
    Gesù ha seminato la Parola, ed è Lui stesso il seme di Dio gettato nel campo della storia.
    Non è un'attività ulteriore che lo fa crescere. Ha solo bisogno della Sua passività : una terra spoglia e pulita che accoglie, una pazienza fiduciosa che attende.
    La storia di Gesù nella Sua Carne ci fa vedere il modo in cui Dio agisce , e ci dà il criterio di discernimento per leggere, valutare e scegliere secondo il Suo Spirito.
    Per questo nelle contraddizioni abbiamo speranza, nel nascondimento fiducia, nell'inefficienza forza, nella piccolezza coraggio.
    Gesù non mira al successo e non fa sconti alle masse : vuole persone autentiche, che abbiano le medesime caratteristiche di quel seme che è Lui stesso.
    Una piccola candela illumina più di mille notti ; e alla sua fiamma tutti posson accendere.
    Gesù è la grandezza di Dio che per noi si è fatto piccolo, fino alla morte e alla morte di croce.
    Proprio così diventa il grande albero, dove ciascuno e tutti possono trovare accoglienza

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  4. Gesuiti - Ecco, il testo ha una sua evidenza immediata e parla del comando dell’amore; poi, termina in modo misterioso, dicendo “non sei lontano dal Regno di Dio”. Non sei lontano, vuol dire che ancora non ci sei, cioè manca ancora qualcosa. Cosa manca allo scriba per entrare nel Regno di Dio?. Lo vedremo alla fine.
    . L’uomo è fatto per amare Dio con tutto il cuore, Dio è amore, l’uomo è fatto ad immagine di Dio, proprio amando diventa ciò che è, diventa a immagine di Dio, diventa figlio di Dio.
    Il primo comandamento è ascoltare l’amore che Dio ha per noi.
    È lo Shemà Israel questo, ascolta quel che Dio fa per te, ascoltando capisci il senso della tua vita. Cosa ha fatto Dio per te? Ti ha creato, ti ha liberato, ti ha redento, ha dato la vita per te, di ha destinato all’amicizia con Lui, ha fatto l’alleanza con te.
    È ascoltando questo che capisci il senso della tua vita. Ecco, il primo comandamento è : ASCOLTA, SIGNORE È IL NOSTRO DIO, L’UNICO SIGNORE.
    Noi possiamo ascoltare tante cose e ciò che ascoltiamo diventa poi il principio del nostro agire, diventa il Signore che ascoltiamo. Ora, il primo comandamento è avere come Signore il Signore che ti ha salvato è liberato e ascoltare Lui. Può sembrare una cosa da poco, in realtà noi ascoltiamo infiniti signori che padroneggiano la nostra vita, infiniti altri comandamenti, basta sentire la televisione, la stampa, la pubblicità, ascoltiamo di tutto e ognuno ha un messaggio da dirci ed una cosa da fare, se non fai così sei fuori dal mercato.
    Il primo comandamento è ascoltare il Signore, l’unico Signore che ti ha liberato e che ti mantiene libero.
    Quindi, è importantissimo questo comandamento, perché l’uomo è fatto per l’assoluto e se non ama Dio in modo assoluto, assolutizza le cose più banali, addirittura i suoi hobby, le sue idee, le sue ideologie, la sua professione, il danaro : ha bisogno dell’assoluto, perché? In base a quello, tutto diventa relativo, cioè serve per organizzare tutto.
    Se metti l’Assoluto come Assoluto, diventi libero.
    E questo Assoluto lo devi amare a quattro dimensioni: con tutto intero il cuore, l’affetto, il centro della persona, poi con la tua vita, con la tua intelligenza, con la tua forza, vuol dire con la tua disponibilità.
    Tutto ciò che hai e che sei, serve per amare.
    Quindi tutto ha un fine, non c’è nulla da buttare via, né i beni, né l’intelligenza, né la vita, né il cuore, tutto va indirizzato.
    Perché sono scritti la Bibbia e il Vangelo?
    Per farmi vedere come Dio mi ama e il mio amore poi è risposta a questa parola, perché nessuno può amare se non è amato e la Bibbia mi mostra che Lui mi ama per primo, con tutto il cuore, di passione infinita, con tutta la vita, ha dato la vita per me, con tutta la mente, con tutte le sue forze : ha messo tutto il creato a mia disposizione.
    E questo è il primo, è il senso della nostra vita.
    Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso.
    Altro comandamento non c’è più grande di questi.
    Allora amerò anche il mio prossimo, ma come me stesso, non di più, è interessante questo amare l’altro come sé, perché molti sono disposti a dar la vita per gli altri, ma come vittimismo, perché non amano se stessi.
    Si possono fare infinite opere buone anche senza amare se stessi e non è bene, si butta via se stessi e alla fine non è bene per te, ma neanche per l’altro, perché stabilisci un rapporto di vittima - carnefice con l’altro.
    Invece, l’amore per l’altro è quell’amore ordinato come me stesso e io mi amo perché amo Dio e sono amato da Dio e amo l’altro come me stesso, considerandolo amato da Dio e aiutandolo ad amare Dio.
    Questo è il vero amore per l’altro e lasciandolo libero .
    Se il comandamento è amare il Signore con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, con tutte le forze, gli manca solo di capire chi è il Signore, che è Gesù che gli sta davanti e nel brano successivo ecco che è Gesù che domanda chi è il Signore della tua vita.
    Gesù è proprio il Signore che diventa il mio prossimo che si fa vicino da fratello perché io lo possa baciare, incontrare.

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