giovedì 16 gennaio 2020

"VOCAZIONE DI MATTEO" Mc 2, 13-17




3 commenti:

  1. Antifona
    Il giusto fiorirà come palma,
    crescerà come cedro del Libano;
    piantati nella casa del Signore,
    fioriranno negli atri del nostro Dio. (Sal 91,13-14)

    Colletta
    O Dio, che a sant’Antonio abate
    hai dato la grazia di servirti nel deserto
    seguendo un mirabile modello di vita cristiana,
    per sua intercessione
    donaci la grazia di rinnegare noi stessi
    e di amare te sopra ogni cosa.
    Per il nostro Signore Gesù Cristo.

    Prima Lettura
    Ecco l’uomo di cui il Signore ha detto: costui reggerà il mio popolo.
    Dal primo libro di Samuèle
    1Sam 9,1-4.17-19.26a;10,1a

    C’era un uomo della tribù di Beniamino, chiamato Kis, figlio di Abièl, figlio di Seror, figlio di Becoràt,
    figlio di Afìach, un Beniaminita, uomo di valore. Costui aveva un figlio chiamato Saul, prestante e bello: non c’era nessuno più bello di lui tra gli Israeliti; superava dalla spalla in su chiunque altro del popolo.
    Ora le asine di Kis, padre di Saul, si smarrirono, e Kis disse al figlio Saul: «Su, prendi con te uno dei domestici e parti subito in cerca delle asine».
    Attraversarono le montagne di Èfraim, passarono al territorio di Salisà, ma non le trovarono. Si recarono allora nel territorio di Saalìm, ma non c’erano; poi percorsero il territorio di Beniamino e non le trovarono.
    Quando Samuèle vide Saul, il Signore gli confermò: «Ecco l’uomo di cui ti ho parlato: costui reggerà il mio popolo».
    Saul si accostò a Samuèle in mezzo alla porta e gli chiese: «Indicami per favore la casa del veggente». Samuèle rispose a Saul: «Sono io il veggente. Precedimi su, all’altura. Oggi voi due mangerete con me. Ti congederò domani mattina e ti darò indicazioni su tutto ciò che hai in mente.
    Di buon mattino, al sorgere dell’aurora, Samuèle prese l’ampolla dell’olio e la versò sulla testa di Saul.

    Parola di Dio.

    Salmo Responsoriale
    Dal Sal 20 (21)

    R. Signore, il re gioisce della tua potenza!

    Oppure:

    R. Grande è il Signore nella sua potenza.

    Signore, il re gioisce della tua potenza!
    Quanto esulta per la tua vittoria!
    Hai esaudito il desiderio del suo cuore,
    non hai respinto la richiesta delle sue labbra. R.

    Gli vieni incontro con larghe benedizioni,
    gli poni sul capo una corona di oro puro.
    Vita ti ha chiesto, a lui l'hai concessa,
    lunghi giorni in eterno, per sempre. R.

    Grande è la sua gloria per la tua vittoria,
    lo ricopri di maestà e di onore,
    poiché gli accordi benedizioni per sempre,
    lo inondi di gioia dinanzi al tuo volto. R.

    Acclamazione al Vangelo
    Alleluia, alleluia.

    Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
    a proclamare ai prigionieri la liberazione. (Lc 4,18)

    Alleluia.

    Vangelo
    Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.
    Dal Vangelo secondo Marco
    Mc 2,13-17

    In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
    Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
    Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

    Parola del Signore.

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  2. PAROLE DEI PAPI

    Tutti siamo peccatori, tutti abbiamo peccati. Chiamando Matteo, Gesù mostra ai peccatori che non guarda al loro passato, alla condizione sociale, alle convenzioni esteriori, ma piuttosto apre loro un futuro nuovo. Una volta ho sentito un detto bello: ‘Non c’è santo senza passato e non c’è peccatore senza futuro’ (...) È bello questo: questo è quello che fa Gesù. La Chiesa non è una comunità di perfetti, ma di discepoli in cammino, che seguono il Signore perché si riconoscono peccatori e bisognosi del suo perdono. Innanzi a Gesù nessun peccatore va escluso – nessun peccatore va escluso! (…) Chiamando i peccatori alla sua mensa, Egli li risana ristabilendoli in quella vocazione che essi credevano perduta e che i farisei hanno dimenticato: quella di invitati al banchetto di Dio (...) Se i farisei vedono negli invitati solo dei peccatori e rifiutano di sedersi con loro, Gesù al contrario ricorda loro che anch’essi sono commensali di Dio.
    «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati» (v. 12). Gesù si presenta come un buon medico! Egli annuncia il Regno di Dio, e i segni della sua venuta sono evidenti: Egli risana dalle malattie, libera dalla paura, dalla morte e dal demonio. Innanzi a Gesù nessun peccatore va escluso – nessun peccatore va escluso! - perché il potere risanante di Dio non conosce infermità che non possano essere curate; e questo ci deve dare fiducia e aprire il nostro cuore al Signore perché venga e ci risani. Chiamando i peccatori alla sua mensa, Egli li risana ristabilendoli in quella vocazione che essi credevano perduta e che i farisei hanno dimenticato: quella di invitati al banchetto di Dio. (…) Se i farisei vedono negli invitati solo dei peccatori e rifiutano di sedersi con loro, Gesù al contrario ricorda loro che anch’essi sono commensali di Dio. In questo modo, sedere a tavola con Gesù significa essere da Lui trasformati e salvati. (…) Gesù non aveva paura di dialogare con i peccatori, i pubblicani, le prostitute… No, lui non aveva paura: amava tutti! La sua Parola penetra in noi e, come un bisturi, opera in profondità per liberarci dal male che si annida nella nostra vita. A volte questa Parola è dolorosa perché incide sulle ipocrisie, smaschera le false scusanti, mette a nudo le verità nascoste; ma nello stesso tempo illumina e purifica, dà forza e speranza, è un ricostituente prezioso nel nostro cammino di fede. ( P Francesco Udienza generale, 13 aprile 2016)

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  3. GESUITI - Se avete presente la vocazione di Levi del Caravaggio, lì è
    Matteo, seduto al banco. Matteo quella mattina non ha deciso di
    cambiare vita, stava facendo la sua vita di tutti i giorni.
    Dicevamo con il lebbroso, il paralitico: il limite come
    possibilità di incontro. Il peccato come possibilità di incontro, perché
    lì conosco chi è il Signore.
    Vedremo alla fine delle polemiche, che l’unico luogo di
    conoscenza del Signore è il peccato, non perché dobbiamo aver
    sensi di colpa o dobbiamo fare dei peccati (se già non ne abbiamo
    abbastanza) è prendere coscienza che il male è male, che il male è
    veramente il limite che ci azzera, che ci distrugge. E Dio ci chiama e
    ci ama proprio dove noi ci distruggiamo e quindi, qualunque male
    facciamo, anche autodistruggerci, o mettere Lui in croce, Lui ci ama
    ed è possibile il riscatto, però nella coscienza del male. E l’unica
    conoscenza di Dio che abbiamo è nella coscienza del peccato: “Tutti
    conosceranno il Signore, dal più piccolo al più grande perché
    perdonerò il loro peccato” (Ger 31,34).
    A differenza del lebbroso e del paralitico, che soffrono di
    malattie che la persona subisce, qui c’è una volontà di male, un
    compimento del male da parte della persona. E’ una paralisi ancora
    più radicale, perché la persona qui è implicata in quello che sta
    compiendo. Allora, prendere consapevolezza di questo male è il
    primo passo per essere liberato, altrimenti non me ne accorgo
    nemmeno.
    Gesù lo chiama e gli dice “Segui me”, due parole molto
    semplici dov’è condensata tutta la vita cristiana. Il discepolo di Gesù
    è colui che accoglie questa parola di Gesù “segui me”. Uno potrebbe
    dire che il verbo del discepolo è imparare, no, è seguire.
    Non imparo una dottrina, seguo una persona. Quello che ci
    riempie, non è mettere dentro nozioni, idee, anche se belle e sante,
    nella nostra testa, ma è sperimentare che nella nostra vita passa
    questo Gesù, com’è passato su quel mare.

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