Antifona Sii per me una roccia di rifugio, un luogo fortificato che mi salva. Tu sei mia rupe e mia fortezza: guidami per amore del tuo nome. (Cf. Sal 30,3-4)
O Dio, che hai promesso di abitare in coloro che ti amano con cuore retto e sincero, donaci la grazia di diventare tua degna dimora. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura Scendiamo e confondiamo la loro lingua. Dal libro della Gènesi Gn 11,1-9
Tutta la terra aveva un’unica lingua e uniche parole. Emigrando dall’oriente, gli uomini capitarono in una pianura nella regione di Sinar e vi si stabilirono. Si dissero l’un l’altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da malta. Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo, e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che i figli degli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: «Ecco, essi sono un unico popolo e hanno tutti un’unica lingua; questo è l’inizio della loro opera, e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro». Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale Dal Sal 32 (33) R. Beato il popolo scelto dal Signore. Il Signore annulla i disegni delle nazioni, rende vani i progetti dei popoli. Ma il disegno del Signore sussiste per sempre, i progetti del suo cuore per tutte le generazioni. R.
Beata la nazione che ha il Signore come Dio, il popolo che egli ha scelto come sua eredità. Il Signore guarda dal cielo: egli vede tutti gli uomini. R.
Dal trono dove siede scruta tutti gli abitanti della terra, lui, che di ognuno ha plasmato il cuore e ne comprende tutte le opere. R.
Acclamazione al Vangelo Alleluia, alleluia.
Vi ho chiamato amici, dice il Signore, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. (Gv 15,15b)
Alleluia.
Vangelo Chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà. Dal Vangelo secondo Marco Mc 8,34-9,1
In quel tempo, convocata la folla insieme ai suoi discepoli, Gesù disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà. Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita? Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi». Diceva loro: «In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto il regno di Dio giungere nella sua potenza».
PAROLE DEL SANTO PADRE Noi non possiamo pensare la vita cristiana fuori da questa strada. Sempre c’è questo cammino che Lui ha fatto per primo: il cammino dell’umiltà, il cammino anche dell’umiliazione, di annientare se stesso, e poi risorgere. Questa è la strada. Lo stile cristiano, senza croce non è cristiano, e se la croce è una croce senza Gesù, non è cristiana. E questo stile ci salverà, ci darà gioia e ci farà fecondi, perché questo cammino di rinnegare se stessi è per dare vita, è contro il cammino dell’egoismo, di essere attaccato a tutti i beni soltanto per me … Questo cammino è aperto agli altri, perché quel cammino che ha fatto Gesù, di annientamento, quel cammino è stato per dare vita. Lo stile cristiano è proprio questo stile di umiltà, di mitezza, di mansuetudine. (Omelia Santa Marta – 6 marzo 2014) «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua» (v. 24). In questo modo Egli indica la via del vero discepolo, mostrando due atteggiamenti. Il primo è «rinunciare a sé stessi», che non significa un cambiamento superficiale, ma una conversione, un capovolgimento di mentalità e di valori. L’altro atteggiamento è quello di prendere la propria croce. Non si tratta solo di sopportare con pazienza le tribolazioni quotidiane, ma di portare con fede e responsabilità quella parte di fatica, quella parte di sofferenza che la lotta contro il male comporta. La vita dei cristiani è sempre una lotta. La Bibbia dice che la vita del credente è una milizia: lottare contro il cattivo spirito, lottare contro il Male. Così l’impegno di “prendere la croce” diventa partecipazione con Cristo alla salvezza del mondo. (Angelus, Piazza, 30 agosto 2020)
Parole del Santo Padre La Bibbia, fin dall’inizio, ci avverte. Pensiamo al racconto della Torre di Babele (cfr Gen 11,1-9), che descrive ciò che accade quando cerchiamo di arrivare al cielo – la nostra meta – ignorando il legame con l’umano, con il creato e con il Creatore. È un modo di dire: questo accade ogni volta che uno vuole salire, salire, senza tenere conto degli altri. Io solo! Pensiamo alla torre. Costruiamo torri e grattacieli, ma distruggiamo la comunità. Unifichiamo edifici e lingue, ma mortifichiamo la ricchezza culturale. Vogliamo essere padroni della Terra, ma roviniamo la biodiversità e l’equilibrio ecologico. […] Diametralmente opposta a Babele è la Pentecoste. […] Lo Spirito crea l’unità nella diversità, crea l’armonia. Nel racconto della Torre di Babele non c’era l’armonia; c’era quell’andare avanti per guadagnare. Lì, l’uomo era un mero strumento, mera “forza-lavoro”, ma qui, nella Pentecoste, ognuno di noi è uno strumento, ma uno strumento comunitario che partecipa con tutto sé stesso all’edificazione della comunità. […] Con la Pentecoste, Dio si fa presente e ispira la fede della comunità unita nella diversità e nella solidarietà. (Udienza generale, 2 settembre 2020)
FAUSTI - “Se uno vuole” . Dopo la propria , Gesù dichiara l`identità del discepolo, e lo chiama definitivamente ad andare dietro di Lui. Ci fu già una prima chiamata a seguirlo (1,16-20), una seconda ad essere “con Lui” e una terza ad essere inviati (6,6...). nella prima la fuga si fa sequela, nella seconda la sequela diventa comunione con Lui, nella terza la comunione con Lui è sorgente della missione ad annunciarlo. Ora, associato dal Pane al Suo stesso destino, la Missione si fa Croce e Risurrezione per la salvezza propria e altrui. Così il discepolo incarna la stessa “Parola” del suo Signore. Egli definisce il cristiano come colui che vuol seguire Gesù Crocifisso, rinnega se stesso, prende la sua croce e gli va dietro.- dietro a quel Gesù povero, umile e umiliato. La molla segreta del pensiero dell´ uomo è salvare la pelle, l´ esistenza materiale, che sa di dover perdere. Questo tentativo, umile e disperato, lo rende egoista e gli fa distruggere sé e gli altri. Chi invece sa perdere la propria vita per amore di Gesù la salva. Perché la vita vera, che non conosce tramonto, è amare con tutto il cuore Colui che per primo ci ha amati. Per salvarsi l´ uomo instaura la strategia del possedere sempre di più , nel vano tentativo di garantirsi la vita. ma non fa che rovinarla a sé e agli altri. La vita vale la vita, e questa è comunque mortale. L´ uomo sapiente è chi lo sa e ne tira le conseguenze :”insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore”(Sl 90,12). La salvezza dipende dalla mia personale adesione a Gesù , dal riconoscerlo e testimoniarlo con azioni e parole in un mondo che va in direzione opposta. Il mio futuro dipende dalla mia presa di posizione presente nei confronti di Lui e della Sua Parola. Il discepolo trova nelle Parole di Gesù sulla sequela la propria identità. Per un attimo di libera decisione ama e segue non il Cristo dei propri desideri , ma quello che, come Pietro, non conosce e non vuole accettare . La Parola riguardante la Sua Morte e Resurrezione toglie alla nostra sequela ogni ambiguità . Dimenticarla significa seguire, invece di Lui, se stessi . La fede cristiana è l´ amore personale per Gesù, che si esprime nel desiderio di essere con Lui, povero, umiliato e umile, piuttosto che essere ricchi, potenti e soddisfatti senza di Lui. Per questo la Parola compie in noi un esorcismo costante, proponendoci la croce come distanza infinita tra Lui e tutte le proiezioni su di Lui. L´ uomo si realizza solo quando, sentendosi amato e importante agli occhi di Dio, capisce che è bello amare, donare e servire in libertà e povertà. È possibile portare la nostra croce solo andando dietro a Lui. Come una guida in montagna, nella foresta o nel deserto, come un esperto marinaio che naviga nella nostra stesa barca, così Lui ci rende possibile l´ impossibile. Il cristianesimo non propone un cammino solitario ed eroico verso una meta difficile. È consolazione di una compagnia, amore di una presenza, forza stessa della Presenza, che sta con noi che Lo seguiamo, come Israele nell´ Esodo. Dice Paolo : “Per me vivere è Cristo” e “Tutto ormai io reputo una perdita al fine di guadagnare Cristo”(Fil 1,21- 3,8). “Questa vita nella carne io la vivo nella fede del Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato Se stesso per me”(Gal 2,20), con un amore più forte della morte. La vita vera dell´ uomo, infatti, è rispondere all´ Amore di Dio in Cristo Gesù, Vita di tutto ciò che esiste. In nessun altro nome c´è salvezza. In Lui salviamo la nostra essenza, perché diventiamo ciò che siamo : figli.
Antifona
RispondiEliminaSii per me una roccia di rifugio,
un luogo fortificato che mi salva.
Tu sei mia rupe e mia fortezza:
guidami per amore del tuo nome. (Cf. Sal 30,3-4)
O Dio, che hai promesso di abitare
in coloro che ti amano con cuore retto e sincero,
donaci la grazia di diventare tua degna dimora.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura
Scendiamo e confondiamo la loro lingua.
Dal libro della Gènesi
Gn 11,1-9
Tutta la terra aveva un’unica lingua e uniche parole. Emigrando dall’oriente, gli uomini capitarono in una pianura nella regione di Sinar e vi si stabilirono.
Si dissero l’un l’altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da malta. Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo, e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra».
Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che i figli degli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: «Ecco, essi sono un unico popolo e hanno tutti un’unica lingua; questo è l’inizio della loro opera, e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro».
Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 32 (33)
R. Beato il popolo scelto dal Signore.
Il Signore annulla i disegni delle nazioni,
rende vani i progetti dei popoli.
Ma il disegno del Signore sussiste per sempre,
i progetti del suo cuore per tutte le generazioni. R.
Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto come sua eredità.
Il Signore guarda dal cielo:
egli vede tutti gli uomini. R.
Dal trono dove siede
scruta tutti gli abitanti della terra,
lui, che di ognuno ha plasmato il cuore
e ne comprende tutte le opere. R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Vi ho chiamato amici, dice il Signore,
perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio
l’ho fatto conoscere a voi. (Gv 15,15b)
Alleluia.
Vangelo
Chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 8,34-9,1
In quel tempo, convocata la folla insieme ai suoi discepoli, Gesù disse loro:
«Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.
Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita?
Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».
Diceva loro: «In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto il regno di Dio giungere nella sua potenza».
Parola del Signore.
PAROLE DEL SANTO PADRE
RispondiEliminaNoi non possiamo pensare la vita cristiana fuori da questa strada. Sempre c’è questo cammino che Lui ha fatto per primo: il cammino dell’umiltà, il cammino anche dell’umiliazione, di annientare se stesso, e poi risorgere. Questa è la strada. Lo stile cristiano, senza croce non è cristiano, e se la croce è una croce senza Gesù, non è cristiana. E questo stile ci salverà, ci darà gioia e ci farà fecondi, perché questo cammino di rinnegare se stessi è per dare vita, è contro il cammino dell’egoismo, di essere attaccato a tutti i beni soltanto per me … Questo cammino è aperto agli altri, perché quel cammino che ha fatto Gesù, di annientamento, quel cammino è stato per dare vita. Lo stile cristiano è proprio questo stile di umiltà, di mitezza, di mansuetudine. (Omelia Santa Marta – 6 marzo 2014)
«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua» (v. 24). In questo modo Egli indica la via del vero discepolo, mostrando due atteggiamenti. Il primo è «rinunciare a sé stessi», che non significa un cambiamento superficiale, ma una conversione, un capovolgimento di mentalità e di valori. L’altro atteggiamento è quello di prendere la propria croce. Non si tratta solo di sopportare con pazienza le tribolazioni quotidiane, ma di portare con fede e responsabilità quella parte di fatica, quella parte di sofferenza che la lotta contro il male comporta. La vita dei cristiani è sempre una lotta. La Bibbia dice che la vita del credente è una milizia: lottare contro il cattivo spirito, lottare contro il Male. Così l’impegno di “prendere la croce” diventa partecipazione con Cristo alla salvezza del mondo. (Angelus, Piazza, 30 agosto 2020)
Parole del Santo Padre
EliminaLa Bibbia, fin dall’inizio, ci avverte. Pensiamo al racconto della Torre di Babele (cfr Gen 11,1-9), che descrive ciò che accade quando cerchiamo di arrivare al cielo – la nostra meta – ignorando il legame con l’umano, con il creato e con il Creatore. È un modo di dire: questo accade ogni volta che uno vuole salire, salire, senza tenere conto degli altri. Io solo! Pensiamo alla torre. Costruiamo torri e grattacieli, ma distruggiamo la comunità. Unifichiamo edifici e lingue, ma mortifichiamo la ricchezza culturale. Vogliamo essere padroni della Terra, ma roviniamo la biodiversità e l’equilibrio ecologico. […] Diametralmente opposta a Babele è la Pentecoste. […] Lo Spirito crea l’unità nella diversità, crea l’armonia. Nel racconto della Torre di Babele non c’era l’armonia; c’era quell’andare avanti per guadagnare. Lì, l’uomo era un mero strumento, mera “forza-lavoro”, ma qui, nella Pentecoste, ognuno di noi è uno strumento, ma uno strumento comunitario che partecipa con tutto sé stesso all’edificazione della comunità. […] Con la Pentecoste, Dio si fa presente e ispira la fede della comunità unita nella diversità e nella solidarietà. (Udienza generale, 2 settembre 2020)
FAUSTI - “Se uno vuole” . Dopo la propria , Gesù dichiara l`identità del discepolo, e lo chiama definitivamente ad andare dietro di Lui.
RispondiEliminaCi fu già una prima chiamata a seguirlo (1,16-20), una seconda ad essere “con Lui” e una terza ad essere inviati (6,6...). nella prima la fuga si fa sequela, nella seconda la sequela diventa comunione con Lui, nella terza la comunione con Lui è sorgente della missione ad annunciarlo.
Ora, associato dal Pane al Suo stesso destino, la Missione si fa Croce e Risurrezione per la salvezza propria e altrui.
Così il discepolo incarna la stessa “Parola” del suo Signore.
Egli definisce il cristiano come colui che vuol seguire Gesù Crocifisso, rinnega se stesso, prende la sua croce e gli va dietro.- dietro a quel Gesù povero, umile e umiliato.
La molla segreta del pensiero dell´ uomo è salvare la pelle, l´ esistenza materiale, che sa di dover perdere.
Questo tentativo, umile e disperato, lo rende egoista e gli fa distruggere sé e gli altri.
Chi invece sa perdere la propria vita per amore di Gesù la salva.
Perché la vita vera, che non conosce tramonto, è amare con tutto il cuore Colui che per primo ci ha amati.
Per salvarsi l´ uomo instaura la strategia del possedere sempre di più , nel vano tentativo di garantirsi la vita. ma non fa che rovinarla a sé e agli altri.
La vita vale la vita, e questa è comunque mortale.
L´ uomo sapiente è chi lo sa e ne tira le conseguenze :”insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore”(Sl 90,12).
La salvezza dipende dalla mia personale adesione a Gesù , dal riconoscerlo e testimoniarlo con azioni e parole in un mondo che va in direzione opposta.
Il mio futuro dipende dalla mia presa di posizione presente nei confronti di Lui e della Sua Parola.
Il discepolo trova nelle Parole di Gesù sulla sequela la propria identità.
Per un attimo di libera decisione ama e segue non il Cristo dei propri desideri , ma quello che, come Pietro, non conosce e non vuole accettare .
La Parola riguardante la Sua Morte e Resurrezione toglie alla nostra sequela ogni ambiguità .
Dimenticarla significa seguire, invece di Lui, se stessi .
La fede cristiana è l´ amore personale per Gesù, che si esprime nel desiderio di essere con Lui, povero, umiliato e umile, piuttosto che essere ricchi, potenti e soddisfatti senza di Lui. Per questo la Parola compie in noi un esorcismo costante, proponendoci la croce come distanza infinita tra Lui e tutte le proiezioni su di Lui.
L´ uomo si realizza solo quando, sentendosi amato e importante agli occhi di Dio, capisce che è bello amare, donare e servire in libertà e povertà.
È possibile portare la nostra croce solo andando dietro a Lui.
Come una guida in montagna, nella foresta o nel deserto, come un esperto marinaio che naviga nella nostra stesa barca, così Lui ci rende possibile l´ impossibile.
Il cristianesimo non propone un cammino solitario ed eroico verso una meta difficile.
È consolazione di una compagnia, amore di una presenza, forza stessa della Presenza, che sta con noi che Lo seguiamo, come Israele nell´ Esodo.
Dice Paolo : “Per me vivere è Cristo” e “Tutto ormai io reputo una perdita al fine di guadagnare Cristo”(Fil 1,21- 3,8).
“Questa vita nella carne io la vivo nella fede del Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato Se stesso per me”(Gal 2,20), con un amore più forte della morte.
La vita vera dell´ uomo, infatti, è rispondere all´ Amore di Dio in Cristo Gesù, Vita di tutto ciò che esiste. In nessun altro nome c´è salvezza.
In Lui salviamo la nostra essenza, perché diventiamo ciò che siamo : figli.
´