venerdì 21 febbraio 2020

"MAESTRO, ABBIAMO VISTO UNO ..." Mc 9, 38-40






 

4 commenti:

  1. PAROLE DEL SANTO PADRE
    Il Vangelo della Liturgia odierna ci racconta un breve dialogo tra Gesù e l’Apostolo Giovanni, che parla a nome di tutto il gruppo dei discepoli. Essi hanno visto un uomo che scacciava i demoni nel nome del Signore, ma glielo hanno impedito perché non faceva parte del loro gruppo. Gesù, a questo punto, li invita a non ostacolare chi si adopera nel bene, perché concorre a realizzare il progetto di Dio (cfr Mc 9,38-41). Poi ammonisce: invece di dividere le persone in buone e cattive, tutti siamo chiamati a vigilare sul nostro cuore, perché non ci succeda di soccombere al male e di dare scandalo agli altri (cfr vv. 42-45.47-48). Le parole di Gesù svelano insomma una tentazione e offrono un’esortazione. La tentazione è quella della chiusura. I discepoli vorrebbero impedire un’opera di bene solo perché chi l’ha compiuta non apparteneva al loro gruppo. Pensano di avere “l’esclusiva su Gesù” e di essere gli unici autorizzati a lavorare per il Regno di Dio. Ma così finiscono per sentirsi prediletti e considerano gli altri come estranei, fino a diventare ostili nei loro confronti. Fratelli e sorelle, ogni chiusura, infatti, fa tenere a distanza chi non la pensa come noi e questo – lo sappiamo – è la radice di tanti mali della storia: dell’assolutismo che spesso ha generato dittature e di tante violenze nei confronti di chi è diverso. (Angelus, 26 settembre 2021)

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    1. Antifona
      Io nella tua fedeltà ho confidato;
      esulterà il mio cuore nella tua salvezza,
      canterò al Signore, che mi ha beneficato. (Sal 12,6)

      Colletta
      Il tuo aiuto, Dio onnipotente,
      ci renda sempre attenti alla voce dello Spirito,
      perché possiamo conoscere ciò che è conforme alla tua volontà
      e attuarlo nelle parole e nelle opere.
      Per il nostro Signore Gesù Cristo.

      Prima Lettura
      Il Signore ama coloro che amano la sapienza.
      Dal libro del Siràcide
      Sir 4,12-22 (NV) [gr. 4,11-19]

      La sapienza esalta i suoi figli
      e si prende cura di quanti la cercano.
      Chi ama la sapienza ama la vita,
      chi la cerca di buon mattino sarà ricolmo di gioia.
      Chi la possiede erediterà la gloria;
      dovunque vada, il Signore lo benedirà.
      Chi la venera rende culto a Dio, che è il Santo,
      e il Signore ama coloro che la amano.
      Chi l’ascolta giudicherà le nazioni,
      chi le presta attenzione vivrà tranquillo.
      Chi confida in lei l’avrà in eredità,
      i suoi discendenti ne conserveranno il possesso.
      Dapprima lo condurrà per vie tortuose,
      e lo scruterà attentamente,
      gli incuterà timore e paura,
      lo tormenterà con la sua disciplina,
      finché possa fidarsi di lui e lo abbia provato con i suoi decreti;
      ma poi lo ricondurrà su una via diritta e lo allieterà,
      gli manifesterà i propri segreti,
      e lo arricchirà di scienza e di retta conoscenza.
      Se egli batte una falsa strada, lo lascerà andare
      e lo consegnerà alla sua rovina.

      Parola di Dio.

      Salmo Responsoriale
      Dal Sal 118 (119)

      R. Grande pace per chi ama la tua legge.

      Grande pace per chi ama la tua legge:
      nel suo cammino non trova inciampo.
      Osservo i tuoi precetti e i tuoi insegnamenti:
      davanti a te sono tutte le mie vie. R.

      Sgorghi dalle mie labbra la tua lode,
      perché mi insegni i tuoi decreti.
      La mia lingua canti la tua promessa,
      perché tutti i tuoi comandi sono giustizia. R.

      Desidero la tua salvezza, Signore,
      e la tua legge è la mia delizia.
      Che io possa vivere e darti lode:
      mi aiutino i tuoi giudizi. R.

      Acclamazione al Vangelo
      Alleluia, alleluia.

      Io sono la via, la verità e la vita, dice il Signore.
      Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. (Gv 14,6)

      Alleluia.

      Vangelo
      Chi non è contro di noi è per noi.
      Dal Vangelo secondo Marco
      Mc 9,38-40

      In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva».
      Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi».

      Parola del Signore.

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  2. GESUITI VILLAPIZZONE
    Nel brano precedente Gesù aveva posto loro una domanda: Di cosa discutevano lungo la via e tacevano, perché discutevano su chi era il più grande. Adesso qualcuno parla, Giovanni parla. Di fatto parla anche a nome degli altri. È come se si sbloccasse un po’ quella specie di demone che avevano, ma di fatto ne presenta un altro. Ed è il Giovanni che poco prima era stato testimone con Pietro e Giacomo della trasfigurazione, era stato testimone anche della risurrezione della figlia di Giairo e troveremo ancora in una posizione vicina a Gesù. Ed è lui che si rivolge a Gesù dicendo quello che hanno visto e quello che hanno fatto. Si vede che è avvenuto qualcosa che Gesù non aveva notato, allora lui lo fa presente quasi a dire: Ci ha colto in fallo prima perché stavamo discutendo su chi era il più grande, però come gruppo valiamo qualcosa. Come singoli siamo abbastanza scarsi, però come gruppo, come Dodici, siamo bravi. Anche il fatto che si rivolgano a Gesù, chiamandolo Maestro quasi per mettere in evidenza come sono discepoli, salvo poi vedere che di quel maestro ancora non hanno colto il vero insegnamento.
    Tra l’altro è bello è che comincia con abbiamo: è la prima volta che esce il noi nel Vangelo. Perché l’importante è il noi. Il noi è sempre delimitato dagli altri. Quindi anche la comunità mette seriamente un “noi”. Il problema se questo noi è solidale “contro” gli altri, è solidale nel nome del “noi” (pone il noi al centro) oppure se questo noi pone al centro gli altri. Non c’è solo solidarietà contro. Il difetto di tutte le corporazioni, di tutti i partiti, di tutti gli stati, di tutti i razzismi, di tutte le sette, di tutti i movimenti cristiani, anche della Chiesa è fare la conta: siamo noi gli importanti. Io magari conto niente, ma noi... Siate umili per lavorare per la causa, perché noi poi siamo potenti. E quindi nel nome del noi si escludono gli altri. Il che vuol dire che il bene fatto dagli altri mi dà fastidio, non è bene. Il che vuol dire che non mi interessa il bene, ma mi interessa il mio potere. Tutte le dittature nascono sul noi: sia negli stati, sia nei partiti, sia nella chiesa. Ed è diabolico perché uno non si accorge, perché non è più personale. Uno ha rinunciato al suo orgoglio personale è dedito alla causa, è a fin di bene si fan le crociate, si fan le scomuniche... Il passaggio immediato che avviene tra questi che hanno appena finito di discutere tra di loro su chi sia il più grande ma come se non fosse successo niente portano questa stessa logica a livello di gruppo. Non mi metto più al centro io come singolo, ma ci mettiamo al centro noi come comunità, come gruppo, come chiesa, come popolo. E quello che notiamo è che c’è qualcun altro al di fuori. Perché di fatto questa è la prima conseguenza: se mi chiudo nel gruppo notiamo che qualcuno è fuori, ma perché lo mettiamo fuori, chiudendoci in questo gruppo. E allora vedono che un tale, loro sono dodici, questo è uno da solo che nel tuo nome scacciava demoni, scacciava il male. Quello che Gesù fa, faceva prodigi. Ecco allora quello che vedono e la cosa che vedono è la cosa che a loro non era riuscita, perché sempre in questo capitolo quando gli avevano portato il ragazzo epilettico gli avevano detto che l avevano portato dai suoi discepoli chiedendo che scacciasse quel demonio ma non c’erano riusciti, non avevano potuto. Allora loro che han fatto gruppo, che sono i discepoli, vedono che ce n’è uno che riesce laddove loro non sono riusciti. Era solo, e loro sono i discepoli! E lo fa nel nome di Gesù! E qual è il male? Che è male fare il bene, è vero? Soprattutto se non lo faccio io, lo fa qualcun altro. È l’invidia.

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  3. -->Si scatena questo “motore” dell’invidia per cui il bene ci dà fastidio se non lo facciamo noi, se lo fa qualcun altro. Addirittura non sono in grado di riconoscerlo. È un grande ostacolo alla fraternità, questo dell’invidia, perché mi fa vedere l’altro come un rivale. Non siamo molto lontani da Caino ed Abele, qui. Quando io comincio a guardare la vita dell’altro e dire dove non sono riuscito io è riuscito quell’altra persona io potrei dire: lode a Dio che il bene che non sono riuscito farlo io riesce a farlo quest’altra persona! Vivendo insieme con altri, a me capita da tanti anni, se lui è migliore di me io ci guadagno molto. Se lui fosse peggiore, povero me! Quindi stando insieme o si impara ad apprezzare (fortuna che ho gente migliore di me) oppure automaticamente si sta insieme facendosi le scarpe l’un l’altro poi ci si unisce per eliminare un intruso così almeno siamo potenti insieme. Questa è una logica che scatta diabolica, che proprio divide, separa: ci siamo noi e c’è l’altro. E anche se l’altro fa del bene, anche nel nome di Gesù non va bene. Questo ci dice che per la Scrittura, anche per il Vangelo, la fraternità non è che sia tanto un processo naturale perché in un certo senso è chiamata a superare questa prova, la prova dell’invidia, della gelosia, del fatto che non mi va bene se il bene viene fatto da una persona, non riesco ad accettarlo.

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