sabato 1 febbraio 2020

" PASSIAMO ALL'ALTRA RIVA" Mc 4, 35-41




3 commenti:

  1. Antifona
    Cantate al Signore un canto nuovo,
    cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
    Maestà e onore sono davanti a lui,
    forza e splendore nel suo santuario. (Sal 95,1.6)

    Colletta
    Dio onnipotente ed eterno,
    guida le nostre azioni secondo la tua volontà,
    perché nel nome del tuo diletto Figlio
    portiamo frutti generosi di opere buone.
    Per il nostro Signore Gesù Cristo.

    Prima Lettura
    Aspettava la città il cui architetto e costruttore è Dio stesso.
    Dalla lettera agli Ebrei
    Eb 11,1-2.8-19

    Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio. Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.
    Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.
    Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell'età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare.
    Nella fede morirono tutti costoro, senza aver ottenuto i beni promessi, ma li videro e li salutarono solo da lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sulla terra. Chi parla così, mostra di essere alla ricerca di una patria. Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto la possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una patria migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non si vergogna di essere chiamato loro Dio. Ha preparato infatti per loro una città.
    Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: «Mediante Isacco avrai una tua discendenza». Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo.

    Parola di Dio.

    Salmo Responsoriale
    Lc 1,68-75

    R. Benedetto il Signore, Dio d'Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo.

    Ha suscitato per noi un Salvatore potente
    nella casa di Davide, suo servo,
    come aveva detto
    per bocca dei suoi santi profeti d'un tempo. R.

    Salvezza dai nostri nemici,
    e dalle mani di quanti ci odiano.
    Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
    e si è ricordato della sua santa alleanza. R.

    Del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,
    di concederci, liberati dalle mani dei nemici,
    di servirlo senza timore, in santità e giustizia
    al suo cospetto, per tutti i nostri giorni. R.

    Acclamazione al Vangelo
    Alleluia, alleluia.

    Dio ha tanto amato il mondo
    da dare il Figlio, unigenito,
    perché chiunque crede in lui non vada perduto,
    ma abbia la vita eterna. (Gv 3,16)

    Alleluia.

    Vangelo
    Chi è costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?
    Dal Vangelo secondo Marco
    Mc 4,35-41

    In quel medesimo giorno,venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all'altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui.
    Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che siamo perduti?».
    Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
    E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

    Parola del Signore.

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  2. PAPA FRANCESCO

    ANGELUS 20-6-21

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Nella liturgia di oggi si narra l’episodio della tempesta sedata da Gesù (Mc 4,35-41). La barca su cui i discepoli attraversano il lago è assalita dal vento e dalle onde ed essi temono di affondare. Gesù è con loro sulla barca, eppure se ne sta a poppa sul cuscino e dorme. I discepoli, pieni di paura, gli urlano: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?» (v. 38).

    E tante volte anche noi, assaliti dalle prove della vita, abbiamo gridato al Signore: “Perché resti in silenzio e non fai nulla per me?”. Soprattutto quando ci sembra di affondare, perché l’amore o il progetto nel quale avevamo riposto grandi speranze svanisce; o quando siamo in balìa delle onde insistenti dell’ansia; oppure quando ci sentiamo sommersi dai problemi o persi in mezzo al mare della vita, senza rotta e senza porto. O ancora, nei momenti in cui viene meno la forza di andare avanti, perché manca il lavoro oppure una diagnosi inaspettata ci fa temere per la salute nostra o di una persona cara. Sono tanti i momenti nei quali ci sentiamo in una tempesta, ci sentiamo quasi finiti.

    In queste situazioni e in tante altre, anche noi ci sentiamo soffocare dalla paura e, come i discepoli, rischiamo di perdere di vista la cosa più importante. Sulla barca, infatti, anche se dorme, Gesù c’è, e condivide con i suoi tutto quello che sta succedendo. Il suo sonno, se da una parte ci stupisce, dall’altra ci mette alla prova. Il Signore è lì, presente; infatti, attende – per così dire – che siamo noi a coinvolgerlo, a invocarlo, a metterlo al centro di quello che viviamo. Il suo sonno provoca noi a svegliarci. Perché, per essere discepoli di Gesù, non basta credere che Dio c’è, che esiste, ma bisogna mettersi in gioco con Lui, bisogna anche alzare la voce con Lui. Sentite questo: bisogna gridare a Lui. La preghiera, tante volte, è un grido: “Signore, salvami!”. Stavo vedendo, nel programma “A sua immagine”, oggi, Giorno del Rifugiato, tanti che vengono in barconi e nel momento di annegare gridano: “Salvaci!”. Anche nella nostra vita succede lo stesso: “Signore, salvaci!”, e la preghiera diventa un grido.

    Oggi possiamo chiederci: quali sono i venti che si abbattono sulla mia vita, quali sono le onde che ostacolano la mia navigazione e mettono in pericolo la mia vita spirituale, la mia vita di famiglia, la mia vita psichica pure? Diciamo tutto questo a Gesù, raccontiamogli tutto. Egli lo desidera, vuole che ci aggrappiamo a Lui per trovare riparo contro le onde anomale della vita. Il Vangelo racconta che i discepoli si avvicinano a Gesù, lo svegliano e gli parlano (cfr v. 38). Ecco l’inizio della nostra fede: riconoscere che da soli non siamo in grado di stare a galla, che abbiamo bisogno di Gesù come i marinai delle stelle per trovare la rotta. La fede comincia dal credere che non bastiamo a noi stessi, dal sentirci bisognosi di Dio. Quando vinciamo la tentazione di rinchiuderci in noi stessi, quando superiamo la falsa religiosità che non vuole scomodare Dio, quando gridiamo a Lui, Egli può operare in noi meraviglie. È la forza mite e straordinaria della preghiera, che opera miracoli.

    Gesù, pregato dai discepoli, calma il vento e le onde. E pone loro una domanda, una domanda che riguarda anche noi: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?» (v. 40). I discepoli si erano fatti catturare dalla paura, perché erano rimasti a fissare le onde più che a guardare a Gesù. E la paura ci porta a guardare le difficoltà, i problemi brutti e non a guardare il Signore, che tante volte dorme. Anche per noi è così: quante volte restiamo a fissare i problemi anziché andare dal Signore e gettare in Lui i nostri affanni! Quante volte lasciamo il Signore in un angolo, in fondo alla barca della vita, per svegliarlo solo nel momento del bisogno! Chiediamo oggi la grazia di una fede che non si stanca di cercare il Signore, di bussare alla porta del suo Cuore. La Vergine Maria, che nella sua vita non ha mai smesso di confidare in Dio, ridesti in noi il bisogno vitale di affidarci a Lui ogni giorno.

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  3. FAUSTI -”Perché siete paurosi così? Come non avete fede?” Chiede Gesù ai suoi. Hanno ascoltato la Sua Parola. Ma l'hanno ricevuta come essa è veramente, quale Parola di Dio che opera in colui che crede? (1Ts 2,13).
    Dominati dai loro pensieri e dalle loro paure, non hanno ancora fede. Non osano andare a fondo con Lui. Il Battesimo è essere associati a Lui, nella Sua morte e nella Sua Risurrezione.
    Questo racconto è un'esercitazione battesimale per vedere se la Parola ha prodotto il Suo frutto:
    la fiducia per abbandonare la propria vita con Lui che dorme e si risveglia.
    Lo stesso giorno delle “parabole” i discepoli falliscono l'esame.
    Ma l'esperimento non è inutile ; fa uscire le difficoltà del loro cuore, tardo e lento a credere.
    La Parola dovrà entrare in tutte le loro paure.
    Ma prima deve evidenziarle, anzi suscitarle, farle uscire allo scoperto, per poterle vincere.
    E' notte, sul mare in tempesta Gesù dorme tranquillo. I suoi, che sono con Lui, nelle Sue stesse difficoltà, gridano di angoscia. Non capiscono questo sonno, immagine del Suo abbandono alla morte. Dormendo, Egli realizza la fiducia espressa nelle parabole.
    I discepoli, al contrario, sono in balia della disperazione.
    La Parola, caduta sulla via, non è attecchita. E' entrata superficialmente, ma sotto cì'è la pietra del loro cuore, che impedisce loro di affidarsi al Signore.
    Questa diffidenza può dissolversi solo quando si risponde alla domanda .”Chi è Costui?”
    L'apparente inazione del Suo sonno è la massima azione in nostro favore .
    Dorme per essere con noi anche nella valle oscura. E proprio qui si alza con tutta la potenza di JHWH, placando ogni tempesta , anche quella del nostro cuore.

    Gesù ci viene rappresentato nel Suo mistero profondo: di notte, mentre dorme Egli è il seme gettato, la Luce nascosta, la forza automatica del Regno, la piccolezza del chicco di senapa.
    Ma il seme germina morendo, la luce brilla nelle tenebre, la forza vince con la calma, la piccolezza diventa grande albero. Lo constateremo solo al Suo risveglio.
    I discepoli si chiedono . “Chi è dunque Costui, che anche il vento e il mare Lo ascoltano?”
    E' la domanda fondamentale del Vangelo.
    Il discepolo è colui che , dopo aver ascoltato la Parola, si affida a Gesù che dorme, al di là delle proprie paure. Sulla Sua Parola accetta di andare a fondo con Lui – l'alternativa è andare a fondo senza di Lui!- nella speranza di emergere con Lui a vita nuova.

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