mercoledì 5 febbraio 2020

"VENNE NELLA SUA PATRIA" MC 6, 1-6



4 commenti:

  1. Antifona
    Salvaci, Signore Dio nostro,
    radunaci dalle genti,
    perché ringraziamo il tuo nome santo:
    lodarti sarà la nostra gloria. (Sal 105,47)

    Colletta
    Signore Dio nostro,
    concedi a noi tuoi fedeli
    di adorarti con tutta l’anima
    e di amare tutti gli uomini con la carità di Cristo.
    Egli è Dio, e vive e regna con te.

    Prima Lettura
    Io ho peccato facendo il censimento; ma queste pecore che hanno fatto?
    Dal secondo libro di Samuèle
    2 Sam 24,2.9-17

    In quei giorni, il re Davide disse a Ioab, capo dell’esercito a lui affidato: «Percorri tutte le tribù d’Israele, da Dan fino a Bersabea, e fate il censimento del popolo, perché io conosca il numero della popolazione».
    Ioab consegnò al re il totale del censimento del popolo: c’erano in Israele ottocentomila uomini abili in grado di maneggiare la spada; in Giuda cinquecentomila.
    Ma dopo che ebbe contato il popolo, il cuore di Davide gli fece sentire il rimorso ed egli disse al Signore: «Ho peccato molto per quanto ho fatto; ti prego, Signore, togli la colpa del tuo servo, poiché io ho commesso una grande stoltezza».
    Al mattino, quando Davide si alzò, fu rivolta questa parola del Signore al profeta Gad, veggente di Davide: «Va’ a riferire a Davide: Così dice il Signore: “Io ti propongo tre cose: scegline una e quella ti farò”». Gad venne dunque a Davide, gli riferì questo e disse: «Vuoi che vengano sette anni di carestia nella tua terra o tre mesi di fuga davanti al nemico che ti insegue o tre giorni di peste nella tua terra? Ora rifletti e vedi che cosa io debba riferire a chi mi ha mandato». Davide rispose a Gad: «Sono in grande angustia! Ebbene, cadiamo nelle mani del Signore, perché la sua misericordia è grande, ma che io non cada nelle mani degli uomini!».
    Così il Signore mandò la peste in Israele, da quella mattina fino al tempo fissato; da Dan a Bersabea morirono tra il popolo settantamila persone. E quando l’angelo ebbe stesa la mano su Gerusalemme per devastarla, il Signore si pentì di quel male e disse all’angelo devastatore del popolo: «Ora basta! Ritira la mano!».
    L’angelo del Signore si trovava presso l’aia di Araunà, il Gebuseo. Davide, vedendo l’angelo che colpiva il popolo, disse al Signore: «Io ho peccato, io ho agito male; ma queste pecore che hanno fatto? La tua mano venga contro di me e contro la casa di mio padre!».

    Parola di Dio.

    Salmo Responsoriale
    Dal Sal 31 (32)

    R. Togli, Signore, la mia colpa e il mio peccato.

    Beato l’uomo a cui è tolta la colpa
    e coperto il peccato.
    Beato l’uomo a cui Dio non imputa il delitto
    e nel cui spirito non è inganno. R.

    Ti ho fatto conoscere il mio peccato,
    non ho coperto la mia colpa.
    Ho detto: «Confesserò al Signore le mie iniquità»
    e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato. R.

    Per questo ti prega ogni fedele
    nel tempo dell’angoscia;
    quando irromperanno grandi acque
    non potranno raggiungerlo. R.

    Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall’angoscia,
    mi circondi di canti di liberazione.
    Rallegratevi nel Signore ed esultate, o giusti!
    Voi tutti, retti di cuore, gridate di gioia. R.

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    Risposte

    1. ---> Acclamazione al Vangelo
      Alleluia, alleluia.

      Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
      e io le conosco ed esse mi seguono. (Gv 10,27)

      Alleluia.

      Vangelo
      Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria.
      Dal Vangelo secondo Marco
      Mc 6,1-6

      In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
      Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
      Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
      Gesù percorreva i villaggi d'intorno, insegnando.

      Parola del Signore.

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    2. Le Parole dei Papi
      «Ci domandiamo: come mai i compaesani di Gesù passano dalla meraviglia alla incredulità? Essi fanno un confronto tra l’umile origine di Gesù e le sue capacità attuali: è un falegname, non ha fatto studi, eppure predica meglio degli scribi e opera miracoli. E invece di aprirsi alla realtà, si scandalizzano. Secondo gli abitanti di Nazaret, Dio è troppo grande per abbassarsi a parlare attraverso un uomo così semplice! È lo scandalo dell’incarnazione: è l’evento sconcertante di un Dio fatto carne, che pensa con mente di uomo, lavora e agisce con mani di uomo, ama con cuore di uomo, un Dio che fatica, mangia e dorme come uno di noi. Il Figlio di Dio capovolge ogni schema umano: non sono i discepoli che hanno lavato i piedi al Signore, ma è il Signore che ha lavato i piedi ai discepoli (cfr Gv 13,1-20). Questo è un motivo di scandalo e di incredulità non solo in quell’epoca, in ogni epoca, anche oggi. Il capovolgimento operato da Gesù impegna i suoi discepoli di ieri e di oggi a una verifica personale e comunitaria. Anche ai nostri giorni infatti può accadere di nutrire pregiudizi che impediscono di cogliere la realtà. Ma il Signore ci invita ad assumere un atteggiamento di ascolto umile e di attesa docile, perché la grazia di Dio spesso si presenta a noi in modi sorprendenti, che non corrispondono alle nostre aspettative». (Francesco - Angelus , 8 luglio 2018)

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  2. FAUSTI - “E si meravigliava della loro non fede” I suoi si meravigliano di Gesù, e si scandalizzano che la Sapienza e l'Azione di Dio sia in “questo” uomo che ben conoscono.
    Anche Lui, a Sua volta, si stupisce : venuto tra i Suoi , non è accolto!
    Con Gesù ci troviamo davanti allo scandalo di un Dio fatto Carne, che sottostà alla legge della fatica umana e del bisogno, del lavoro e del cibo, della veglia e del sonno, della vita e della morte.
    Lo vorremmo diverso.
    Ci piace condividere le prerogative che sono Sue : meno gradiamo che Lui condivida le nostre, delle quali volentieri faremmo a meno.
    Ma la “Sua Carne “ è il centro della fede cristiana . Riconoscerla o meno equivale a essere o meno da Dio (1Gv 4,2).
    Nella Sua umanità, in ciò che fa e dice, in ciò che gli facciamo e subisce – nella Sua storia concreta, frutto maturo del cammino d'Israele – Dio si rivela e si dona definitivamente.
    In essa tocca ogni uomo e da essa fa scaturire la Sua Sapienza e la Sua Forza salvifica.
    Come una vena profonda di acqua perenne zampilla dalla sorgente, così Dio esce da sé e si comunica a tutti attraverso l'Uomo Gesù di Nazaret.
    Noi diciamo . “Se lo vedessi, se Lo toccassi, gli crederei!” nulla di più falso! I suoi l'hanno rifiutato proprio perché L'hanno visto e toccato – anzi, schiacciato.
    Noi abbiamo sempre la possibilità di inventarcene uno a misura delle nostre fantasie.
    La fede non è accertare che Gesù è Dio – il Dio che pensiamo noi!”- ma accettare che Dio, il Dio che noi non pensavamo , è questo uomo Gesù.
    Quel Dio che nessuno ha mai visto, Lui ce Lo ha rivelato (Gv 1, 18).
    Lo scandalo della fede, uguale per tutti, è costituito dal fatto che la Sapienza e la Potenza di Dio parli e operi nella follia e nell'impotenza di un amore fatto carne, che sposa tutti i nostri limiti, fino alla debolezza estrema della croce. Infatti “fu crocifisso per la Sua debolezza” (2Cor 13,4).
    I prodigi di Dio , come possono essere operati dalle sue mani di lavoratore, che certamente, di sabato, sono stanche come le nostre? E' lo scandalo della fede cristiana : nell'uomo Gesù, in tutto simile a noi, abita corporalmente tutta la pienezza della Divinità (Col 2,9).
    “Non c'è profeta disprezzato se non nella sua patria” Questa è la constatazione amara del rifiuto d'Israele, dietro cui si profila quello dell'umanità.
    La fede è accettare proprio Lui come Mio Dio e Mio Signore. Essa è un contatto che sprigiona da Lui l'energia. Lui è la Vita. Chi ha mani aperte riceve il dono senz'altra misura che il suo bisogno.
    L'incredulità è la mano chiusa di chi, come i suoi, avanza diritti e pretese.
    Il Signore, come si meraviglia della nostra non-fede, si meraviglia anche della nostra fede (Mt 8,10). L'uso che noi facciamo della nostra libertà, è per Lui qualcosa di nuovo, fonte di stupore.
    La nostra fede o non-fede è l'unica cosa che può meravigliare Dio, perché dipende da noi.
    Si meraviglia quando c'è e dice: “ Che bello, non me l'aspettavo!” ; si meraviglia quando manca e dice . “Che cosa posso fare di più?”.

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