PAROLE DEL SANTO PADRE Ripeto un consiglio: alla sera, dopo tutto, fare la pace, sempre. Mai andare a dormire senza aver fatto la pace, altrimenti il giorno dopo ci sarà la “guerra fredda”! E questa è pericolosa perché incomincerà una storia di rimproveri, una storia di risentimenti. Quante volte, purtroppo, tra le mura domestiche da silenzi troppo lunghi e da egoismi non curati nascono e crescono conflitti! A volte si arriva persino a violenze fisiche e morali. Questo lacera l’armonia e uccide la famiglia. Convertiamoci dall’io al tu. Quello che deve essere più importante nella famiglia è il tu. E ogni giorno, per favore, pregare un po’ insieme, se potete fare lo sforzo, per chiedere a Dio il dono della pace in famiglia. (Angelus, 26 dicembre 2021)
Antifona Io nella tua fedeltà ho confidato; esulterà il mio cuore nella tua salvezza, canterò al Signore, che mi ha beneficato. (Sal 12,6)
Colletta Il tuo aiuto, Dio onnipotente, ci renda sempre attenti alla voce dello Spirito, perché possiamo conoscere ciò che è conforme alla tua volontà e attuarlo nelle parole e nelle opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura Per un amico fedele non c’è prezzo. Dal libro del Siràcide Sir 6,5-17
Una bocca amabile moltiplica gli amici, una lingua affabile le buone relazioni. Siano molti quelli che vivono in pace con te, ma tuo consigliere uno su mille. Se vuoi farti un amico, mettilo alla prova e non fidarti subito di lui. C’è infatti chi è amico quando gli fa comodo, ma non resiste nel giorno della tua sventura. C’è anche l’amico che si cambia in nemico e scoprirà i vostri litigi a tuo disonore. C’è l’amico compagno di tavola, ma non resiste nel giorno della tua sventura. Nella tua fortuna sarà un altro te stesso e parlerà liberamente con i tuoi servi. Ma se sarai umiliato, si ergerà contro di te e si nasconderà dalla tua presenza. Tieniti lontano dai tuoi nemici e guàrdati anche dai tuoi amici. Un amico fedele è rifugio sicuro: chi lo trova, trova un tesoro. Per un amico fedele non c’è prezzo, non c’è misura per il suo valore. Un amico fedele è medicina che dà vita: lo troveranno quelli che temono il Signore. Chi teme il Signore sa scegliere gli amici: come è lui, tali saranno i suoi amici.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale Dal Sal 118 (119)
R. Guidami, Signore, sul sentiero dei tuoi comandi.
Benedetto sei tu, Signore: insegnami i tuoi decreti. Nei tuoi decreti è la mia delizia, non dimenticherò la tua parola. R.
Aprimi gli occhi perché io consideri le meraviglie della tua legge. Fammi conoscere la via dei tuoi precetti e mediterò le tue meraviglie. R.
Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge e la osservi con tutto il cuore. Guidami sul sentiero dei tuoi comandi, perché in essi è la mia felicità. R.
Acclamazione al Vangelo Alleluia, alleluia.
La tua parola, Signore, è verità; consacraci nella verità. (Cf. Gv 17,17b.a)
Alleluia.
Vangelo L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto. Dal Vangelo secondo Marco Mc 10,1-12
In quel tempo, Gesù, partito da Cafàrnao, venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare. Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
GESUITI VILLAPIZZONE - Tra la folla ci sono dei farisei, che abbiamo già incontrato, ritornano spesso. Vuol dire che tornano ogni volta che noi leggiamo questo brano, cioè li portiamo un po’ dentro di noi, fan parte di noi, è la nostra parte che è ben rispecchiata da questi farisei che interrogano Gesù per tentarlo. È una modalità di avvicinare Gesù che implica già un giudizio. Questo può avvenire anche non solo con nostro Signore, ma tutte le volte in cui non siamo in grado di avvicinarci a qualcuno attendendo una novità o attenendo di lasciarci mettere in questione dall’altro, ma solamente di giudicarlo, di aspettare che dica quella parola per poterlo giudicare, noi viviamo questo atteggiamento dei farisei. E lo tentano, lo mettono alla prova deliberatamente su una questione non da poco che investe quella che è la relazione fondamentale, simbolica di ogni nostra relazione, perché la relazione tra uomo e donna diventa simbolo di ogni relazione tra i diversi, cioè tra noi e gli altri, ma addirittura tra noi e noi stessi qualche volta. I farisei chiedono se è lecito, la trappola che tendono è vedere se Gesù dice qualcosa contraria alla legge di Mosè. La prima risposta di Gesù, come spesso avviene, è una domanda. Rifà lui la domanda. Chiedete a me cos’è lecito: lo sapete voi cos’è lecito. Che cosa vi ordinò Mosè? I farisei fanno scivolare, spostano l’accento sul permesso, invece di vedere che cosa Mosè ha ordinato, dicono che cosa ha permesso! Il permesso è contrario dell’ordine. Come dire: l’ordine è impossibile, cerchiamo qualcosa, una scappatoia, quello che ci ha permesso. Mosè permise di scrivere il documento di divorzio e rimandarla: già nella domanda che hanno fatto per tentarlo e anche adesso, l’accento viene posto sull’aspetto di fatica che loro rivelano, ed è una fatica che si attua nel campo dell’amare, del voler bene. In questo fanno fatica, e allora ci si richiama alla Legge ma nessuna legge potrà imporre quello che è l’amore, non si può amare perché lo dice una legge. Per prima cosa Gesù cerca di esplicitare il motivo del permesso di Mosè. C’è una pedagogia molto sapiente di Gesù. Questi cominciano col permesso: beh, andiamogli dietro visto che sono lì! E spiega il motivo del permesso: per la vostra durezza di cuore vi scrisse questo ordinamento l’ha scritto tempo fa, ma per la vostra durezza. Cioè quella che è la durezza di cui ha scritto Mosè è quella che incontriamo noi. Questo è il punto che Gesù sottolinea, va subito al dunque. Loro parlano di Legge, Gesù parla di cuore, loro stanno parlando di cos’è lecito, di cosa non è lecito, Gesù sta parlando di cosa porti nel cuore. Qui parla di sclerocardia, il cuore duro e questa parola un po’ diversa e peggiorata esce altre tre volte: è la pietrificazione del cuore, il cuore calcificato...
-->Richiama di fatto tutta la tradizione dei profeti. Ezechiele che dice “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo. Gesù non viene a dire “Vi darò la legge nuova”, la legge nuova è il cuore nuovo, non una norma. È proprio togliere il cuore di pietra e mettere il cuore di carne. Ezechiele dice ancora Aprirò i vostri sepolcri, a questo ci riduciamo, a una vita morta perché è una vita che non sa amare, che non si lascia amare e non è capace di amare. Il Signore vuole riportare la vita in quel cuore che è diventato un sepolcro, che custodisce qualcosa che è morto. Se uno arriva a ragionare in questi termini, è lecito o non è lecito, vuol dire che manca la sostanza. Gesù sposta l’accento totalmente dalla legge all’amore, alla libertà. È solo in quell’ottica che il matrimonio è ciò che Dio dal principio ha fatto, il resto non è ciò che Dio ha congiunto e difatti si scioglie. E non puoi imporlo per legge perché amare non si può per legge! L’amore è legge a se stesso e l’amore non conosce legge perché regola ogni azione che è fatta per amore o per egoismo. La legge è fatta per contenere l’egoismo.. Sant’Ignazio non usa mai la parola amore negli esercizi se non una volta e poi alla fine per la contemplazione d’amore, ma scompone la parola amore in un trinomio: lodare, rispettare (riverire) e servire. Di questo trinomio, se manca un elemento mancano tutti. Il primo è lodare, cioè sei contento dell’altro. Normalmente ci si critica, si vede il male. Chi ama vede il bene e crea il bene, soprattutto nell’educazione dei figli. È fondamentale questa lode, viviamo di lode. Che è lo stesso sguardo che il Signore ha sulla creazione in Genesi 1, quando vede ciò che ha creato, vede ciò che è altro da sé e dice “che bello!”…dell’uomo “…molto bello!” Questa capacità di vedere l’altro da sé e di ricerca la bellezza nell’altro da sé. . . Quello che Gesù dirà ai suoi amatevi l’un l’altro come io ho vi ho amato, è la possibilità che abbiamo di vivere, di accogliere questo amore che ci precede, che diventa la nostra stessa vita, dove questo amore c’è già non è necessario rubarlo perché ci è donato, ma è un amore che fa vivere anche altri attraverso di noi. L’altro allora non diventa un rivale, uno strumento, un oggetto, ma diventa una persona da amare con lo stesso amore con cui sono amato. Ed è bello vedere che Dio è quello che congiunge, è Lui che fa il matrimonio, è la colla che tiene, il suo lavoro è congiungere, se Lui non ha congiunto non sta insieme. Cosa vorrà dire questo? Non sono più due ma una carne sola, richiama anche Isaia Ecco faccio una cosa nuova, cioè è una cosa che fa il Signore. Quello che avviene, la possibilità di comunione tra noi nella coppia, tra le persone, viene da Dio ed è nella misura in cui accogliamo questo dono che diventa possibile farlo. Questa è la possibilità che ci è offerta. È la prova che questo è importante, abbiamo tutti l’esperienza che quando va male una relazione, un’amicizia, un matrimonio c’è una grossa sofferenza perché non siamo fatti per il fallimento ma per la realizzazione dell’amore, siamo proprio a immagine, cioè siamo bisogno di amore.
PAROLE DEL SANTO PADRE
RispondiEliminaRipeto un consiglio: alla sera, dopo tutto, fare la pace, sempre. Mai andare a dormire senza aver fatto la pace, altrimenti il giorno dopo ci sarà la “guerra fredda”! E questa è pericolosa perché incomincerà una storia di rimproveri, una storia di risentimenti. Quante volte, purtroppo, tra le mura domestiche da silenzi troppo lunghi e da egoismi non curati nascono e crescono conflitti! A volte si arriva persino a violenze fisiche e morali. Questo lacera l’armonia e uccide la famiglia. Convertiamoci dall’io al tu. Quello che deve essere più importante nella famiglia è il tu. E ogni giorno, per favore, pregare un po’ insieme, se potete fare lo sforzo, per chiedere a Dio il dono della pace in famiglia. (Angelus, 26 dicembre 2021)
Antifona
EliminaIo nella tua fedeltà ho confidato;
esulterà il mio cuore nella tua salvezza,
canterò al Signore, che mi ha beneficato. (Sal 12,6)
Colletta
Il tuo aiuto, Dio onnipotente,
ci renda sempre attenti alla voce dello Spirito,
perché possiamo conoscere ciò che è conforme alla tua volontà
e attuarlo nelle parole e nelle opere.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura
Per un amico fedele non c’è prezzo.
Dal libro del Siràcide
Sir 6,5-17
Una bocca amabile moltiplica gli amici,
una lingua affabile le buone relazioni.
Siano molti quelli che vivono in pace con te,
ma tuo consigliere uno su mille.
Se vuoi farti un amico, mettilo alla prova
e non fidarti subito di lui.
C’è infatti chi è amico quando gli fa comodo,
ma non resiste nel giorno della tua sventura.
C’è anche l’amico che si cambia in nemico
e scoprirà i vostri litigi a tuo disonore.
C’è l’amico compagno di tavola,
ma non resiste nel giorno della tua sventura.
Nella tua fortuna sarà un altro te stesso
e parlerà liberamente con i tuoi servi.
Ma se sarai umiliato, si ergerà contro di te
e si nasconderà dalla tua presenza.
Tieniti lontano dai tuoi nemici
e guàrdati anche dai tuoi amici.
Un amico fedele è rifugio sicuro:
chi lo trova, trova un tesoro.
Per un amico fedele non c’è prezzo,
non c’è misura per il suo valore.
Un amico fedele è medicina che dà vita:
lo troveranno quelli che temono il Signore.
Chi teme il Signore sa scegliere gli amici:
come è lui, tali saranno i suoi amici.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 118 (119)
R. Guidami, Signore, sul sentiero dei tuoi comandi.
Benedetto sei tu, Signore:
insegnami i tuoi decreti.
Nei tuoi decreti è la mia delizia,
non dimenticherò la tua parola. R.
Aprimi gli occhi perché io consideri
le meraviglie della tua legge.
Fammi conoscere la via dei tuoi precetti
e mediterò le tue meraviglie. R.
Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge
e la osservi con tutto il cuore.
Guidami sul sentiero dei tuoi comandi,
perché in essi è la mia felicità. R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
La tua parola, Signore, è verità;
consacraci nella verità. (Cf. Gv 17,17b.a)
Alleluia.
Vangelo
L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto.
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 10,1-12
In quel tempo, Gesù, partito da Cafàrnao, venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare.
Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Parola del Signore.
GESUITI VILLAPIZZONE - Tra la folla ci sono dei farisei, che abbiamo già incontrato, ritornano spesso. Vuol dire che tornano ogni volta che noi leggiamo questo brano, cioè li portiamo un po’ dentro di noi, fan parte di noi, è la nostra parte che è ben rispecchiata da questi farisei che interrogano Gesù per tentarlo. È una modalità di avvicinare Gesù che implica già un giudizio. Questo può avvenire anche non solo con nostro Signore, ma tutte le volte in cui non siamo in grado di avvicinarci a qualcuno attendendo una novità o attenendo di lasciarci mettere in questione dall’altro, ma solamente di giudicarlo, di aspettare che dica quella parola per poterlo giudicare, noi viviamo questo atteggiamento dei farisei. E lo tentano, lo mettono alla prova deliberatamente su una questione non da poco che investe quella che è la relazione fondamentale, simbolica di ogni nostra relazione, perché la relazione tra uomo e donna diventa simbolo di ogni relazione tra i diversi, cioè tra noi e gli altri, ma addirittura tra noi e noi stessi qualche volta. I farisei chiedono se è lecito, la trappola che tendono è vedere se Gesù dice qualcosa contraria alla legge di Mosè.
RispondiEliminaLa prima risposta di Gesù, come spesso avviene, è una domanda. Rifà lui la domanda. Chiedete a me cos’è lecito: lo sapete voi cos’è lecito.
Che cosa vi ordinò Mosè? I farisei fanno scivolare, spostano l’accento sul permesso, invece di vedere che cosa Mosè ha ordinato, dicono che cosa ha permesso! Il permesso è contrario dell’ordine. Come dire: l’ordine è impossibile, cerchiamo qualcosa, una scappatoia, quello che ci ha permesso.
Mosè permise di scrivere il documento di divorzio e rimandarla: già nella domanda che hanno fatto per tentarlo e anche adesso, l’accento viene posto sull’aspetto di fatica che loro rivelano, ed è una fatica che si attua nel campo dell’amare, del voler bene. In questo fanno fatica, e allora ci si richiama alla Legge ma nessuna legge potrà imporre quello che è l’amore, non si può amare perché lo dice una legge. Per prima cosa Gesù cerca di esplicitare il motivo del permesso di Mosè.
C’è una pedagogia molto sapiente di Gesù. Questi cominciano col permesso: beh, andiamogli dietro visto che sono lì! E spiega il motivo del permesso: per la vostra durezza di cuore vi scrisse questo ordinamento l’ha scritto tempo fa, ma per la vostra durezza. Cioè quella che è la durezza di cui ha scritto Mosè è quella che incontriamo noi. Questo è il punto che Gesù sottolinea, va subito al dunque. Loro parlano di Legge, Gesù parla di cuore, loro stanno parlando di cos’è lecito, di cosa non è lecito, Gesù sta parlando di cosa porti nel cuore. Qui parla di sclerocardia, il cuore duro e questa parola un po’ diversa e peggiorata esce altre tre volte: è la pietrificazione del cuore, il cuore calcificato...
-->Richiama di fatto tutta la tradizione dei profeti. Ezechiele che dice “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo. Gesù non viene a dire “Vi darò la legge nuova”, la legge nuova è il cuore nuovo, non una norma. È proprio togliere il cuore di pietra e mettere il cuore di carne.
RispondiEliminaEzechiele dice ancora Aprirò i vostri sepolcri, a questo ci riduciamo, a una vita morta perché è una vita che non sa amare, che non si lascia amare e non è capace di amare. Il Signore vuole riportare la vita in quel cuore che è diventato un sepolcro, che custodisce qualcosa che è morto. Se uno arriva a ragionare in questi termini, è lecito o non è lecito, vuol dire che manca la sostanza.
Gesù sposta l’accento totalmente dalla legge all’amore, alla libertà. È solo in quell’ottica che il matrimonio è ciò che Dio dal principio ha fatto, il resto non è ciò che Dio ha congiunto e difatti si scioglie. E non puoi imporlo per legge perché amare non si può per legge! L’amore è legge a se stesso e l’amore non conosce legge perché regola ogni azione che è fatta per amore o per egoismo. La legge è fatta per contenere l’egoismo..
Sant’Ignazio non usa mai la parola amore negli esercizi se non una volta e poi alla fine per la contemplazione d’amore, ma scompone la parola amore in un trinomio: lodare, rispettare (riverire) e servire. Di questo trinomio, se manca un elemento mancano tutti. Il primo è lodare, cioè sei contento dell’altro. Normalmente ci si critica, si vede il male. Chi ama vede il bene e crea il bene, soprattutto nell’educazione dei figli. È fondamentale questa lode, viviamo di lode. Che è lo stesso sguardo che il Signore ha sulla creazione in Genesi 1, quando vede ciò che ha creato, vede ciò che è altro da sé e dice “che bello!”…dell’uomo “…molto bello!” Questa capacità di vedere l’altro da sé e di ricerca la bellezza nell’altro da sé. . .
Quello che Gesù dirà ai suoi amatevi l’un l’altro come io ho vi ho amato, è la possibilità che abbiamo di vivere, di accogliere questo amore che ci precede, che diventa la nostra stessa vita, dove questo amore c’è già non è necessario rubarlo perché ci è donato, ma è un amore che fa vivere anche altri attraverso di noi. L’altro allora non diventa un rivale, uno strumento, un oggetto, ma diventa una persona da amare con lo stesso amore con cui sono amato. Ed è bello vedere che Dio è quello che congiunge, è Lui che fa il matrimonio, è la colla che tiene, il suo lavoro è congiungere, se Lui non ha congiunto non sta insieme. Cosa vorrà dire questo? Non sono più due ma una carne sola, richiama anche Isaia Ecco faccio una cosa nuova, cioè è una cosa che fa il Signore. Quello che avviene, la possibilità di comunione tra noi nella coppia, tra le persone, viene da Dio ed è nella misura in cui accogliamo questo dono che diventa possibile farlo. Questa è la possibilità che ci è offerta. È la prova che questo è importante, abbiamo tutti l’esperienza che quando va male una relazione, un’amicizia, un matrimonio c’è una grossa sofferenza perché non siamo fatti per il fallimento ma per la realizzazione dell’amore, siamo proprio a immagine, cioè siamo bisogno di amore.