martedì 18 febbraio 2020

"VEDI FORSE QUALCOSA? " Mc 8, 22-26


 





3 commenti:

  1. Antifona
    Sii per me una roccia di rifugio,
    un luogo fortificato che mi salva.
    Tu sei mia rupe e mia fortezza:
    guidami per amore del tuo nome. (Cf. Sal 30,3-4)

    Colletta
    O Dio, che hai promesso di abitare
    in coloro che ti amano con cuore retto e sincero,
    donaci la grazia di diventare tua degna dimora.
    Per il nostro Signore Gesù Cristo.

    Prima Lettura
    Ecco, la superficie del suolo era asciutta.
    Dal libro della Gènesi
    Gn 8,6-13.20-22

    Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatto nell'arca e fece uscire un corvo. Esso uscì andando e tornando, finché si prosciugarono le acque sulla terra.
    Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo; ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò a lui nell'arca, perché c'era ancora l'acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell'arca.
    Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall'arca e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco una tenera foglia di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra. Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa non tornò più da lui.
    L'anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse la copertura dell'arca ed ecco, la superficie del suolo era asciutta. Allora Noè edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di animali puri e di uccelli puri e offrì olocausti sull'altare. Il Signore ne odorò il profumo gradito e disse in cuor suo:
    «Non maledirò più il suolo a causa dell'uomo, perché ogni intento del cuore umano è incline al male fin dall'adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto.
    Finché durerà la terra,
    seme e mèsse,
    freddo e caldo,
    estate e inverno,
    giorno e notte
    non cesseranno».

    Parola di Dio.


    Salmo Responsoriale
    Dal Sal 115 (116)
    R. A te, Signore, offrirò un sacrificio di ringraziamento.
    Che cosa renderò al Signore,
    per tutti i benefici che mi ha fatto?
    Alzerò il calice della salvezza
    e invocherò il nome del Signore. R.

    Adempirò i miei voti al Signore,
    davanti a tutto il suo popolo.
    Agli occhi del Signore è preziosa
    la morte dei suoi fedeli. R.

    Adempirò i miei voti al Signore
    davanti a tutto il suo popolo,
    negli atri della casa del Signore,
    in mezzo a te, Gerusalemme. R.

    Acclamazione al Vangelo
    Alleluia, alleluia.

    Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo
    illumini gli occhi del nostro cuore
    per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati. (Cf. Ef 1,17-18)

    Alleluia.

    Vangelo
    Il cieco fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa.
    Dal Vangelo secondo Marco
    Mc 8,22-26

    In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo.
    Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano».
    Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa. E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».

    Parola del Signore.

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  2. PAROLE DEL SANTO PADRE
    Quante volte noi, quando vediamo tanta gente nella strada – gente bisognosa, ammalata, che non ha da mangiare – sentiamo fastidio. Quante volte, quando ci troviamo davanti a tanti profughi e rifugiati, sentiamo fastidio. È una tentazione che tutti noi abbiamo. Tutti, anch’io! È per questo che la Parola di Dio ci ammonisce ricordandoci che l’indifferenza e l’ostilità rendono ciechi e sordi, impediscono di vedere i fratelli e non permettono di riconoscere in essi il Signore. (UDIENZA GENERALE - Mercoledì, 15 giugno 2016)
    Con questo miracolo Gesù si manifesta e si manifesta a noi come luce del mondo (...) tutti abbiamo bisogno di una luce nuova: quella della fede, che Gesù ci ha donato. Infatti quel cieco del Vangelo riacquistando la vista si apre al mistero di Cristo (...) Se adesso vi chiedessi: “Credete che Gesù è il Figlio di Dio? Credete che può cambiarvi il cuore? Credete che può far vedere la realtà come la vede Lui, non come la vediamo noi? Credete che Lui è luce, ci dà la vera luce?” (...) Che cosa significa avere la vera luce, camminare nella luce? Significa innanzitutto abbandonare le luci false: la luce fredda e fatua del pregiudizio contro gli altri, perché il pregiudizio distorce la realtà e ci carica di avversione contro coloro che giudichiamo senza misericordia e condanniamo senza appello (...) Un’altra luce falsa, perché seducente e ambigua, è quella dell’interesse personale: se valutiamo uomini e cose in base al criterio del nostro utile, del nostro piacere, del nostro prestigio, non facciamo la verità nelle relazioni e nelle situazioni (...) questa nuova illuminazione ci trasformi negli atteggiamenti e nelle azioni, per essere anche noi, a partire dalla nostra povertà, dalle nostre pochezze, portatori di un raggio della luce di Cristo. (Angelus, IV Domenica di Quaresima (Laetare), 26 marzo 2017)

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  3. FAUSTI - “Vedi forse qualcosa?” È la domanda che Gesù fa al cieco, perché i discepoli intendano. Nel brano precedente li ha persuasi della loro cecità. Sapere di non vedere è già mezza guarigione.
    Guarirci è per Dio più facile che suscitare il nostro desiderio di vederci. (Gv 9,41).
    Direttamente prende il cieco e lo conduce con mano forte fuori del villaggio, esodo definitivo, fuori da ogni luogo abitato da uomini , sempre lievitato da ciò che indurisce il cuore e toglie la vista.
    È l'uscita dalle tenebre alla luce, che vuol essere senza più ritorno, è il travaglio della nascita.
    Quanti gesti per questo miracolo! La saliva, immagine del respiro, forza vitale di Colui che ci comunica il Suo Spirito; il cieco è sotto le Sue mani, che lo inondano di Luce!
    La prima parte del miracolo serve ad evidenziare la necessità del secondo intervento.
    Per l` unica volta Gesù dubita, anzi è sicuro di non essere ancora riuscito nella Sua Impresa. Sa che la nostra illuminazione, mai perfettamente riuscita, è uno sforzo mai concluso. Ma vuole che anche noi lo sappiamo, e siamo disposti a lasciarci continuamente guarire.
    Il primo dono che Gesù fece al fariseo Paolo fu quello di folgorarlo con la Sua luce, evidenziando la sua cecità. Poi gli darà la sublimità della conoscenza di Lui come suo Signore.
    È lungo curare la nostra cecità : due condivisioni di pani, due viaggi in barca – per tacere degli altri - due interventi sul sordo e ora due sul cieco. Un poco è riuscito nel Suo intento : tra breve lo riconosceremo finalmente come il Cristo. Ma sarà una comprensione ancora molto imperfetta, che ignora il mistero profondo del Pane. Subito dopo incomincerà a dire chiaramente la “Parola” che il nostro orecchio non vuole ascoltare : quella adombrata nel seme che muore e porta frutto.
    Il suo ricordo costante scalfirà la nostra durezza di cuore. Sapremo così cosa chiedere , e, come il cieco di Gerico, otterremo l´illuminazione definitiva.
    Essa è già anticipata nel secondo intervento su questo cieco ,che vede chiaro, tutto e a distanza.
    Le due tappe di quest `ultimo miracolo rappresentano le due tappe fondamentali del nostro cammino di illuminazione : la prima ci fa riconoscere il Cristo, nostra speranza , la seconda ci fa riconoscere oltre ogni nostra speranza il Figlio di Dio che ci ama e dà la Vita per noi.
    Questo miracolo è la grande speranza del discepolo . La misericordia di Gesù, instancabilmente e sempre all`opera, giunge a trionfare di ogni nostra sordità e cecità.
    Sarà lo sguardo del centurione , la persona più lontana, che vede con chiarezza il Figlio di Dio sulla croce, lontananza massima da Dio.
    Tutta la catechesi del Vangelo mira a mostrare la nostra cecità specifica davanti al mistero del Dio crocifisso, per farci chiedere e ottenere la guarigione.
    Quanto Gesù fin`ora ha fatto per i vari miracolati, è ciò che vuol fare per ciascuno di noi

    Ti chiedo, o Signore, di imporre su di me le mani, di darmi il Tuo Spirito, di liberarmi dal lievito dei farisei e di Erode, perché possa vedere “ tutto chiaro e a distanza” il Dono di Te che Tu mi fai!

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