Antifona Venite: prostrati adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti. È lui il Signore, nostro Dio. (Cf. Sal 94,6-7)
Colletta Custodisci sempre con paterna bontà la tua famiglia, o Signore, e poiché unico fondamento della nostra speranza è la grazia che viene da te, aiutaci sempre con la tua protezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura La regina di Saba vide tutta la sapienza di Salomone. Dal primo libro dei Re 1Re 10,1-10
In quei giorni, la regina di Saba, sentita la fama di Salomone, dovuta al nome del Signore, venne per metterlo alla prova con enigmi. Arrivò a Gerusalemme con un corteo molto numeroso, con cammelli carichi di aromi, d’oro in grande quantità e di pietre preziose. Si presentò a Salomone e gli parlò di tutto quello che aveva nel suo cuore. Salomone le chiarì tutto quanto ella gli diceva; non ci fu parola tanto nascosta al re che egli non potesse spiegarle. La regina di Saba, quando vide tutta la sapienza di Salomone, la reggia che egli aveva costruito, i cibi della sua tavola, il modo ordinato di sedere dei suoi servi, il servizio dei suoi domestici e le loro vesti, i suoi coppieri e gli olocausti che egli offriva nel tempio del Signore, rimase senza respiro. Quindi disse al re: «Era vero, dunque, quanto avevo sentito nel mio paese sul tuo conto e sulla tua sapienza! Io non credevo a quanto si diceva, finché non sono giunta qui e i miei occhi non hanno visto; ebbene non me n’era stata riferita neppure una metà! Quanto alla sapienza e alla prosperità, superi la fama che io ne ho udita. Beati i tuoi uomini e beati questi tuoi servi, che stanno sempre alla tua presenza e ascoltano la tua sapienza! Sia benedetto il Signore, tuo Dio, che si è compiaciuto di te così da collocarti sul trono d’Israele, perché il Signore ama Israele in eterno e ti ha stabilito re per esercitare il diritto e la giustizia». Ella diede al re centoventi talenti d’oro, aromi in gran quantità e pietre preziose. Non arrivarono più tanti aromi quanti ne aveva dati la regina di Saba al re Salomone.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale Dal Sal 36 (37)
R. La bocca del giusto medita la sapienza.
Affida al Signore la tua via, confida in lui ed egli agirà: farà brillare come luce la tua giustizia, il tuo diritto come il mezzogiorno. R.
La bocca del giusto medita la sapienza e la sua lingua esprime il diritto; la legge del suo Dio è nel suo cuore: i suoi passi non vacilleranno. R.
La salvezza dei giusti viene dal Signore: nel tempo dell’angoscia è loro fortezza. Il Signore li aiuta e li libera, li libera dai malvagi e li salva, perché in lui si sono rifugiati. R.
Acclamazione al Vangelo Alleluia, alleluia.
La tua parola, Signore, è verità: consacraci nella verità. (Cf. Gv 17,17b.a)
Alleluia.
Vangelo Ciò che esce dall'uomo è quello che rende impuro l'uomo. Dal Vangelo secondo Marco Mc 7,14-23
In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall'uomo a renderlo impuro». Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell'uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti. E diceva: «Ciò che esce dall'uomo è quello che rende impuro l'uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall'interno e rendono impuro l'uomo».
Parole dei papi “La tentazione, da dove viene? Come agisce dentro di noi? L’apostolo ci dice che non viene da Dio, ma dalle nostre passioni, dalle nostre debolezze interiori, dalle ferite che ha lasciato in noi il peccato originale: da lì vengono, le tentazioni, da queste passioni. E’ curioso, la tentazione ha tre caratteristiche: cresce, contagia e si giustifica. Cresce: incomincia con un’aria tranquilla, e cresce… E se uno non la ferma, occupa tutto”. (P Francesco Santa Marta 18 febbraio 2014) Gesù non vuole esteriorità, vuole una fede che arrivi al cuore. Infatti, subito dopo, richiama la folla per dire una grande verità: «Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro» (v. 15). Invece, è «dal di dentro, dal cuore» (v. 21) che nascono le cose cattive. Queste parole sono rivoluzionarie, perché nella mentalità di allora si pensava che certi cibi o contatti esterni rendessero impuri. Gesù ribalta la prospettiva: non fa male quello che viene da fuori, ma quello che nasce da dentro. ( P. Francesco Angelus, 29 agosto 2021) Anzitutto, guardarsi dagli ipocriti, cioè stare attenti a non basare la vita sul culto dell’apparenza, dell’esteriorità, sulla cura esagerata della propria immagine. E, soprattutto, stare attenti a non piegare la fede ai nostri interessi. Mai approfittare del proprio ruolo per schiacciare gli altri, mai guadagnare sulla pelle dei più deboli! E vigilare, per non cadere nella vanità, perché non ci succeda di fissarci sulle apparenze, perdendo la sostanza e vivendo nella superficialità. Chiediamoci, ci aiuterà: in quello che diciamo e facciamo, desideriamo essere apprezzati e gratificati oppure rendere un servizio a Dio e al prossimo, specialmente ai più deboli? Vigiliamo sulla falsità del cuore, sull’ipocrisia, che è una pericolosa malattia dell’anima! (P. Francesco Angelus 7 novembre 2021
GESUITI - Questa è una cartina di tornasole, quando emerge il giudizio nei confronti di un’altra persona, è un campanello di allarme che ci suona dentro. Qualcosa non va, non sta funzionando perché non è un mio fratello, non lo sto considerando come il mio fratello. In genere siamo sempre più pronti a vedere la pagliuzza, però di fatto già dall’inizio si vede come si impostano le cose e quello che voglio sottolineare che questi farisei e questi scribi non sono chissà che categoria di persone sbagliate, anzi ci sono molto vicine. Quando si dice non mangiano prima di non esservi lavati, forse qualcuno può con un sorriso di sufficienza dire “..ma guarda questi!”. Fermiamoci e guardiamo i nostri riti, guardiamo le nostre pratiche, guardiamo come giudichiamo quelli che non fanno come noi, non hanno le nostre tradizioni. Come ci comportiamo come singoli, come comunità, come chiesa di fronte a queste persone? Capite che diventa una discriminazione grande e che ci pone dalla parte opposta del mangiare il pane.. È come se la prima cosa su cui poniamo lo sguardo è ciò che mi divide dall’altro, ciò che divide l’altro da me. Metti una distanza tra lui e me. Lui mangia il cibo con mani immonde, lui fa così, lui dice quello: tutte situazioni che invece di diventare occasioni di incontro, l’abbiamo visto anche nei capitoli precedenti, diventano invece occasione di scontro, di giudizio. Se l’unico valore è l’amore del prossimo, tutta la legge si riassume in un solo comando: amare il prossimo. Se giudichi hai già condannato e ammazzato perché il giudizio è l’uccisione morale, ma al giudizio consegue all’azione. Sono cose molto serie. E la prima cosa che facciamo vedendo una persona, istintivamente la giudichiamo, la misuriamo. La si giudica come fanno queste persone.
--->Pensare di confessare la propria fede nel Signore con le labbra, mentre in realtà questo cuore è un cuore indurito. Di fatto questo meccanismo che si mette in moto è quello di chi non ha ancora conosciuto pienamente l’amore con cui Dio lo ama. Questa osservanza delle norme, questa ricerca di sicurezza, è tipico di chi ancora non si è lasciato amare, non si è fatto raggiungere dal calore di quel sole e cerca la propria sicurezza in quello, invece che nell’essere amato. Tenete presente che in quasi tutta la religiosità, compresa quella degli apostoli: il loro cuore era indurito, appunto perché pensano che per l’eucarestia e per raggiungere Dio basti osservare queste norme e poi sono a posto. Invece no, l’unica norma è quella sola del pane, cioè della vita, cioè dell’amore, del non giudizio dell’altro, del rispetto almeno.. Posso far notare nel testo l’ironia, il sarcasmo di Gesù molto fine. L’evangelista prima fa vedere le tradizioni degli antichi, tutto per tradizione e poi Gesù comincia Ipocriti il cuore si allontana da me, annullate il comando di Dio con le vostre tradizioni e poi dice Bellamente trascurate il comando di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè ha detto di aiutare il padre e la madre ma voi dite che se uno dice korban, annullate la parola di Dio con la vostra tradizione che vi siete tramandata, la stessa Parola e di cose simili ne fate molte, complimenti, siete bravi!” Bellamente! Il fatto che richiami Mosè “Volete le vostre tradizioni. Vi dico io quali sono le vostre tradizioni!” Avete tradito anche le vostre tradizioni! Mosè vi ha detto alcune cose e voi le avete cambiate. Gesù si inserisce in questa tradizione, che loro invece stanno tradendo.E pensate come noi tradiamo costantemente il Pane, l’eucarestia, corpo del Figlio dato per tutti e facciamo dell’eucarestia lo steccato assoluto che ci divide da tutti.E tutte le leggi di privilegi, in Italia ne abbiamo anche noi molte, allontanano. Anche nella chiesa allontanano. Questo non credere che Dio agisce oggi, come ha agito ieri, con lo stesso criterio, con lo stesso amore, vuol dire tradire la tradizione, che è la stessa parola. E ci tramandiamo il nostro potere. Vogliamo avere il potere su Dio con le opere buone e vogliamo avere il potere sugli altri dominandoli: inventiamo le leggi religiose per avere il potere su Dio così osservate quelle sono a posto! Osservo i cinque precetti, digiuno, vado in pellegrinaggio, prego cinque volte al giorno e ho Dio in mano! E noi cristiani è peggio! Questo fatto di non essere attenti al Signore che agisce e che parla della storia di oggi, annullando la Parola di Dio con la vostra tradizione, abbiamo il potere di annullare la parola, cioè impediamo a Dio di parlare ancora, come dire “Basta, adesso pensiamo noi, adesso mettiamo noi le norme che sono da rispettare, invece di essere attenti a questo Spirito del Signore che è all’opera.
Antifona
RispondiEliminaVenite: prostrati adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il Signore, nostro Dio. (Cf. Sal 94,6-7)
Colletta
Custodisci sempre con paterna bontà
la tua famiglia, o Signore,
e poiché unico fondamento della nostra speranza
è la grazia che viene da te,
aiutaci sempre con la tua protezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
Prima Lettura
La regina di Saba vide tutta la sapienza di Salomone.
Dal primo libro dei Re
1Re 10,1-10
In quei giorni, la regina di Saba, sentita la fama di Salomone, dovuta al nome del Signore, venne per metterlo alla prova con enigmi. Arrivò a Gerusalemme con un corteo molto numeroso, con cammelli carichi di aromi, d’oro in grande quantità e di pietre preziose. Si presentò a Salomone e gli parlò di tutto quello che aveva nel suo cuore. Salomone le chiarì tutto quanto ella gli diceva; non ci fu parola tanto nascosta al re che egli non potesse spiegarle.
La regina di Saba, quando vide tutta la sapienza di Salomone, la reggia che egli aveva costruito, i cibi della sua tavola, il modo ordinato di sedere dei suoi servi, il servizio dei suoi domestici e le loro vesti, i suoi coppieri e gli olocausti che egli offriva nel tempio del Signore, rimase senza respiro. Quindi disse al re: «Era vero, dunque, quanto avevo sentito nel mio paese sul tuo conto e sulla tua sapienza! Io non credevo a quanto si diceva, finché non sono giunta qui e i miei occhi non hanno visto; ebbene non me n’era stata riferita neppure una metà! Quanto alla sapienza e alla prosperità, superi la fama che io ne ho udita. Beati i tuoi uomini e beati questi tuoi servi, che stanno sempre alla tua presenza e ascoltano la tua sapienza! Sia benedetto il Signore, tuo Dio, che si è compiaciuto di te così da collocarti sul trono d’Israele, perché il Signore ama Israele in eterno e ti ha stabilito re per esercitare il diritto e la giustizia».
Ella diede al re centoventi talenti d’oro, aromi in gran quantità e pietre preziose. Non arrivarono più tanti aromi quanti ne aveva dati la regina di Saba al re Salomone.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 36 (37)
R. La bocca del giusto medita la sapienza.
Affida al Signore la tua via,
confida in lui ed egli agirà:
farà brillare come luce la tua giustizia,
il tuo diritto come il mezzogiorno. R.
La bocca del giusto medita la sapienza
e la sua lingua esprime il diritto;
la legge del suo Dio è nel suo cuore:
i suoi passi non vacilleranno. R.
La salvezza dei giusti viene dal Signore:
nel tempo dell’angoscia è loro fortezza.
Il Signore li aiuta e li libera,
li libera dai malvagi e li salva,
perché in lui si sono rifugiati. R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
La tua parola, Signore, è verità:
consacraci nella verità. (Cf. Gv 17,17b.a)
Alleluia.
Vangelo
Ciò che esce dall'uomo è quello che rende impuro l'uomo.
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 7,14-23
In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall'uomo a renderlo impuro».
Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell'uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti.
E diceva: «Ciò che esce dall'uomo è quello che rende impuro l'uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall'interno e rendono impuro l'uomo».
Parola del Signore.
Parole dei papi
RispondiElimina“La tentazione, da dove viene? Come agisce dentro di noi? L’apostolo ci dice che non viene da Dio, ma dalle nostre passioni, dalle nostre debolezze interiori, dalle ferite che ha lasciato in noi il peccato originale: da lì vengono, le tentazioni, da queste passioni. E’ curioso, la tentazione ha tre caratteristiche: cresce, contagia e si giustifica. Cresce: incomincia con un’aria tranquilla, e cresce… E se uno non la ferma, occupa tutto”. (P Francesco Santa Marta 18 febbraio 2014)
Gesù non vuole esteriorità, vuole una fede che arrivi al cuore. Infatti, subito dopo, richiama la folla per dire una grande verità: «Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro» (v. 15). Invece, è «dal di dentro, dal cuore» (v. 21) che nascono le cose cattive. Queste parole sono rivoluzionarie, perché nella mentalità di allora si pensava che certi cibi o contatti esterni rendessero impuri. Gesù ribalta la prospettiva: non fa male quello che viene da fuori, ma quello che nasce da dentro. ( P. Francesco Angelus, 29 agosto 2021)
Anzitutto, guardarsi dagli ipocriti, cioè stare attenti a non basare la vita sul culto dell’apparenza, dell’esteriorità, sulla cura esagerata della propria immagine. E, soprattutto, stare attenti a non piegare la fede ai nostri interessi. Mai approfittare del proprio ruolo per schiacciare gli altri, mai guadagnare sulla pelle dei più deboli! E vigilare, per non cadere nella vanità, perché non ci succeda di fissarci sulle apparenze, perdendo la sostanza e vivendo nella superficialità. Chiediamoci, ci aiuterà: in quello che diciamo e facciamo, desideriamo essere apprezzati e gratificati oppure rendere un servizio a Dio e al prossimo, specialmente ai più deboli? Vigiliamo sulla falsità del cuore, sull’ipocrisia, che è una pericolosa malattia dell’anima! (P. Francesco Angelus 7 novembre 2021
GESUITI - Questa è una cartina di tornasole, quando emerge il giudizio
RispondiEliminanei confronti di un’altra persona, è un campanello di allarme che ci
suona dentro. Qualcosa non va, non sta funzionando perché non è
un mio fratello, non lo sto considerando come il mio fratello.
In genere siamo sempre più pronti a vedere la pagliuzza, però
di fatto già dall’inizio si vede come si impostano le cose e quello che
voglio sottolineare che questi farisei e questi scribi non sono chissà
che categoria di persone sbagliate, anzi ci sono molto vicine.
Quando si dice non mangiano prima di non esservi lavati, forse
qualcuno può con un sorriso di sufficienza dire “..ma guarda
questi!”. Fermiamoci e guardiamo i nostri riti, guardiamo le nostre
pratiche, guardiamo come giudichiamo quelli che non fanno come
noi, non hanno le nostre tradizioni. Come ci comportiamo come
singoli, come comunità, come chiesa di fronte a queste persone?
Capite che diventa una discriminazione grande e che ci pone dalla
parte opposta del mangiare il pane..
È come se la prima cosa su cui poniamo lo sguardo è ciò che
mi divide dall’altro, ciò che divide l’altro da me. Metti una distanza
tra lui e me. Lui mangia il cibo con mani immonde, lui fa così, lui dice
quello: tutte situazioni che invece di diventare occasioni di incontro,
l’abbiamo visto anche nei capitoli precedenti, diventano invece
occasione di scontro, di giudizio.
Se l’unico valore è l’amore del prossimo, tutta la legge si
riassume in un solo comando: amare il prossimo. Se giudichi hai già
condannato e ammazzato perché il giudizio è l’uccisione morale, ma
al giudizio consegue all’azione. Sono cose molto serie.
E la prima cosa che facciamo vedendo una persona,
istintivamente la giudichiamo, la misuriamo.
La si giudica come fanno queste persone.
--->Pensare di confessare la propria fede nel Signore con le
Eliminalabbra, mentre in realtà questo cuore è un cuore indurito. Di fatto
questo meccanismo che si mette in moto è quello di chi non ha
ancora conosciuto pienamente l’amore con cui Dio lo ama.
Questa osservanza delle norme, questa ricerca di sicurezza, è
tipico di chi ancora non si è lasciato amare, non si è fatto
raggiungere dal calore di quel sole e cerca la propria sicurezza in
quello, invece che nell’essere amato.
Tenete presente che in quasi tutta la religiosità, compresa
quella degli apostoli: il loro cuore era indurito, appunto perché
pensano che per l’eucarestia e per raggiungere Dio basti osservare
queste norme e poi sono a posto. Invece no, l’unica norma è quella
sola del pane, cioè della vita, cioè dell’amore, del non giudizio
dell’altro, del rispetto almeno..
Posso far notare nel testo l’ironia, il sarcasmo di Gesù molto
fine. L’evangelista prima fa vedere le tradizioni degli antichi, tutto
per tradizione e poi Gesù comincia Ipocriti il cuore si allontana da
me, annullate il comando di Dio con le vostre tradizioni e poi dice
Bellamente trascurate il comando di Dio per osservare la vostra
tradizione. Mosè ha detto di aiutare il padre e la madre ma voi dite
che se uno dice korban, annullate la parola di Dio con la vostra
tradizione che vi siete tramandata, la stessa Parola e di cose simili
ne fate molte, complimenti, siete bravi!” Bellamente!
Il fatto che richiami Mosè “Volete le vostre tradizioni. Vi dico
io quali sono le vostre tradizioni!” Avete tradito anche le vostre
tradizioni! Mosè vi ha detto alcune cose e voi le avete cambiate.
Gesù si inserisce in questa tradizione, che loro invece stanno
tradendo.E pensate come noi tradiamo costantemente il Pane,
l’eucarestia, corpo del Figlio dato per tutti e facciamo dell’eucarestia
lo steccato assoluto che ci divide da tutti.E tutte le leggi di privilegi, in Italia ne abbiamo anche noi
molte, allontanano. Anche nella chiesa allontanano. Questo non
credere che Dio agisce oggi, come ha agito ieri, con lo stesso
criterio, con lo stesso amore, vuol dire tradire la tradizione, che è la
stessa parola. E ci tramandiamo il nostro potere. Vogliamo avere il
potere su Dio con le opere buone e vogliamo avere il potere sugli
altri dominandoli: inventiamo le leggi religiose per avere il potere su
Dio così osservate quelle sono a posto! Osservo i cinque precetti,
digiuno, vado in pellegrinaggio, prego cinque volte al giorno e ho
Dio in mano! E noi cristiani è peggio!
Questo fatto di non essere attenti al Signore che agisce e che
parla della storia di oggi, annullando la Parola di Dio con la vostra
tradizione, abbiamo il potere di annullare la parola, cioè impediamo
a Dio di parlare ancora, come dire “Basta, adesso pensiamo noi,
adesso mettiamo noi le norme che sono da rispettare, invece di
essere attenti a questo Spirito del Signore che è all’opera.